Forse aveva ragione Michela Murgia quando diceva che le persone che ti conoscono davvero sono quelle che hai incontrato prima che avessi un ruolo nel mondo. Se non altro, possono apprezzare ciò che ritrovano di quel mondo originario.
Ieri mi è successa una cosa che mi ha colpito. Sono uscita con una mia amica, che non vedevo da un paio di settimane, e a un certo punto mi ha detto: “Non sei mai stata così ferma in un luogo, sei sempre andata in giro.”
Quella frase mi è rimasta addosso.
Quest’anno mi ha cambiata molto: mi ha radicata in un territorio che, se non lo guardi con le giuste distanze, rischia di affossarti in ciò che sei e rappresenti. Eppure, meno male che ci sono persone che ti ricordano chi sei e ti spingono a interrogarti.
Intanto è tornato settembre, con i suoi ritmi più lenti, il calo della luce e la voglia di ritrovare un equilibrio. Non mi è mai piaciuta la disorganizzazione estiva, quel caos che sembra costringerci a uscire, performare, dimostrare a tutti i costi che stare fermi è un peccato.
Io invece spero in più margini di respiro.
Spero di respirare con tecniche nuove e con consapevolezze più solide.
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