La prima cosa che colpisce leggendo l’ultimo volume di fumetti di Maicol & Mirco, uscito il 12 settembre, è la dedica alla figlia Febe. È proprio questo l’appiglio da cui parte la vita di un personaggio che si isola dal mondo, vivendo in uno spaccato reale o immaginario, circondato da cerchi rossi, buffi cappelli simbolici e battute sarcastiche, più emozionanti del solito.
L’Isolo vive su un’isola lontana dagli uomini e si rifugia nella fantasia, che diventa un’ancora di pazzia, una porzione di bellezza o uno spaccato di distrazione sociale. È un costruttore di mondi rifugio, spazi interiori in cui la solitudine diventa poesia.

La sua peculiarità è dormire o tuffarsi in un mare che è una TV, illuso che la bellezza della natura umana possa essere rassicurata dalla presenza animale o da qualcosa che incoraggi l’animo a vivere meglio. Il cappello, simbolo ricorrente come nel Papà di Dio, segna ciò che si perde: non c’è Satana a generare sarcasmo, ma un pazzo illuminato, portatore di parole sconnesse ma significative – almeno per il personaggio protagonista.
Il libro affronta dipendenza, assenza, vuoto e pieno, con battute cariche di tensione emotiva, come quella sulla sospensione dall’alcol. Maria scrive a Michele: non sappiamo chi siano questi personaggi, ritrovati tramite una lettera in un luogo buio. Non sappiamo se la storia si svolga di notte o di giorno; il tempo è mancanza, nostalgia che diventa vita ed emozione piena.
Lo consiglio a chi avverte un profondo vuoto e trova nel sonno la giusta mediazione o un compromesso con se stesso, per riparare ai danni subiti o assorbiti dalla vita e dal contesto sociale che lega (o strozza) l’esistenza.
Uscito pochi giorni fa da Bao Publishing.


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