Francesco Lauretta, Paso Doble - dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo

Paso Doble – Dialoghi sul possibile – Fondazione Menegaz, Castelbasso (TE) #Arte #artecontemporanea [#recensione]

Fino al prossimo 29 agosto sarà possibile visitare nell’antico borgo di Castelbasso in provincia di Teramo la mostra Paso Doble – Dialoghi sul possibile a cura di Pietro Gaglianò. Si tratta di un lavoro pensato per incrementare il valore e la scoperta della Collezione Fondazione Malvina Menegaz, sviluppato per gli ambienti di Palazzo Clemente e Palazzo De Sanctis che accolgono da anni, nelle loro sale, ogni forma di sperimentazione artistica.

Il progetto è la creazione di un dialogo tra 23 coppie di artisti – 46 opere totali – nell’accostamento di linguaggi lontani in termini di esecuzione e provenienza geografica. Al centro del percorso sono situati i visitatori, si riflette su di loro l’organizzazione tematica delle opere pensata in un mondo di racconti che arrivano da diversi universi, composti da una storia di un Paese quale è l’Italia, e quella di un collezionista (Osvaldo Menegaz) che li ha scelti o ha avuti in dono per la sua vita.

Paso Doble – titolo della mostra – evoca una performance che è una danza in cui l’incisività è tutto. Chi è chiamato a eseguirla è cosciente dei ruoli e della possibilità di entrare il conflitto con quello che sarà il suo compagno. Una sfida, binaria e duale, tra chi è in una situazione di sottomissione e chi di attacco, dove si lavora per mantenere un equilibro al fine di rendere quel tipo di incontro una comunicazione mirata, nel ritmo e nella immediatezza, che si svela nella intensità del ballo o, in questo caso, in una pratica artistica rivolta alla reazione degli spettatori.

Pietro Gaglianò sembra aver sviluppato un gioco definito nel sottotitolo: Dialoghi sul possibile, e più che una esposizione è una riflessione politica e di coesistenza posta sottovoce su quello che sta accadendo nella nostra società in termini di riconoscimento dei diritti di ogni singolo individuo. Accosta per analogie e contrasti modi di praticare l’arte tra di loro differenti e dove le opere si guardano come se fossimo in una realtà fatta di link: chi attraversa le stanze è chiamato a riconoscere, interrogarsi e ad aprirsi ai generi, agli aspetti evocativi che ci trasportano nelle nostre verità più profonde, nei diversi punti di osservazione dettati dalle opere, dalla costruzione degli ambienti e dalle architetture dei palazzi.

Allora verrebbe da chiedersi: se nel modo dell’arte è possibile un compromesso nella ricerca di una forza che riconosce una accettazione di una diversità, che è unicità, significa che negli artisti – nella restituzione delle loro opere al pubblico – esiste una maggiore possibilità di coabitazione, di vedute, di capacità di condivisione e flessibilità?

Viene da pensare che questo percorso è in realtà una riflessione sulla gestione degli spazi tra performance e realtà, tra persona e personaggio, tra quello che siamo e quello che vogliamo rappresentare, dove la percezione sul nostro stare al mondo, e sul come vogliamo vederlo, stabilisce il nostro grado di tolleranza e mediazione tra le persone e le cose nella gestione dei nostri luoghi di relazione.

Cuore di questo percorso è anche l’invito a una collaborazione esclusiva di otto artiste e artisti contemporanei i quali hanno creato una rete di connessioni attraverso la scelta di chi si è voluto traghettare all’interno di questa avventura. Una possibilità per un’altra persona, che apre a mille sfaccettature interpretative e critiche, in una selezione precisa tra numerose personalità e probabilità linguistiche in un mercato dell’arte sempre più complesso.

Tra i lavori più evocativi, c’è quello realizzato da Sophie Ko dal nome Il rezzo della terra. Il telaio di una finestra, una cornice chiusa fatta di materiali poveri ed essenziali. Speculare, Domenico Brancale, posiziona un leggio sul quale è posta una partitura che dice: “come se avessimo promesso qualcosa a qualcuno che dobbiamo ancora incontrare”. La loro collaborazione è una esperienza di attraversamento unica e poetica.

L’intero progetto è corredato da un catalogo ricco e corposo dove è possibile trovare la lunga riflessione critica del curatore in cui è possibile leggere le singole interviste agli artisti.

  • Veduta della mostra Paso Doble - dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo
  • Veduta della mostra Paso Doble - dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo
  • Francesco Lauretta - Livio Lombardo /Saint Huck Paso Doble. Dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo
  • Aryan Ozmaei - Enne Boi, Paso Doble. Dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo
  • Carlo Levi - Matteo Fato, Paso Doble. Dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo
  • Marco Neri - Igor Imhoff, Paso Doble. Dialoghi sul possibile, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE) - ph. Gino Di Paolo

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Paso Doble. Dialoghi sul possibile
Mostra e catalogo a cura di Pietro Gaglianò
Borgo Medievale di Castelbasso (TE)
Palazzo Clemente – Palazzo De Sanctis
22 luglio – 29 agosto


https://www.fondazionemenegaz.it/

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Artisti coinvolti: Thomas Braida, Vittorio Corsini, Flavio Favelli, Sophie Ko, Francesco Lauretta, Marco Neri, Aryan Ozmaey, Giuseppe Stampone, che hanno invitato a collaborare, rispettivamente, Alberto Caruso, Valeria Manzi, Domenico Brancale, Livio Lombardo, Saint Huck, Igor Imhoff, Enne Boi, Gino Di Paolo.
Gli artisti della collezione: Accardi, Cavalli, Corpora, Di Marco, Gastini, Sassolino, Angelini, Bertoletti, Cecchi, Malutta, Rotella, Tesser, Di Fabio, Fato, Levi, Sadu, Scialoja, Stradone, D’Apice, Frigo, KEngiro, Mambor, Montanarini, Tadini, Bartolini, Bongiovanni, Chiesi, Contreras Rojas, Guccione, Michetti, Beninati, Boille, Cintoli, Notargiacomo, Pretolani, Turcato, Di Cocco, Di Stasio, Festa, Presicce, Vedovamazzei, Vermi, Angeli, Bassiri, Nunzio, Tirelli.


Gli scatti presenti in questo articolo sono stati realizzati da Gino Di Paolo, in alcuni casi da me nella giornata di inaugurazione.

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