#Film Iddu – L’ultimo padrino: Simbolismi biblici e potere mafioso per Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Iddu – L’ultimo padrino, diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, è liberamente ispirato a vicende di mafia e racconta la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Il progetto si concentra su un personaggio eccentrico, ponendo al centro del processo creativo una simbologia ispirata alla Bibbia, in particolare agli scritti dell’Ecclesiaste. La narrazione si intreccia con questi riferimenti religiosi, creando un racconto denso di significati.

Un aspetto sorprendente del film è il ruolo delle donne. In questo contesto patriarcale, fatto di riti, nascondimenti e pizzini, le figure femminili assumono un ruolo determinante: sono loro a guidare, divertire e, alla fine, a prevalere sui veri protagonisti. Queste donne, pur essendo marginali in apparenza, diventano centrali nello svolgimento di ogni azione, giusta o sbagliata, che si deve compiere.

La logica del potere, la corruzione e la collaborazione tra istituzioni pubbliche, politica e forze dell’ordine sono temi quasi scontati. Tuttavia, ciò che emerge è la figura della vittima sacrificale, il “libero agnello di Dio“, che deve essere preservata come parte di un piano calcolato per proteggere i meccanismi di controllo mafioso, come la speculazione edilizia e l’uccisione di vittime innocenti per raggiungere fini personali.

Al centro della narrazione c’è il tema del tradimento, anche se resta ambiguo se la punizione sia rivolta agli uomini di Dio o a coloro che sono stati strumentalizzati da un potere superiore, che si estende attraverso sistemi massonici e reti sofisticate.

Il film valorizza la cultura, ispirandosi ai progetti teatrali shakespeariani, in particolare ad Amleto, con la sua follia e il dolore per la perdita del padre. La cultura visiva, soprattutto quella cattolica legata alla parola divina, si fonde con una ricerca linguistica che evidenzia come la conoscenza sia un mezzo d’accesso riservato a chi ricopre ruoli specifici nel sistema di potere.

Il progetto non ha la stessa forza narrativa delle produzioni anni ’90, né la potenza visiva di Gomorra di Matteo Garrone. Il cast di eccellenza include gli attori Elio Germano, Beppe Servillo, Barbara Bobulova e Daniela Marra.

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