#Adolescence: la serie TV che esplora l’impatto dell’educazione

Quanto influisce l’educazione dei nostri genitori sulle nostre azioni?

Questa domanda è il punto di partenza per parlare di Adolescence, la serie TV britannica che molti di voi hanno visto e commentato. Ha suscitato reazioni forti e dibattiti accesi, mostrando come tutto parta dal nucleo familiare, un ambiente che influisce profondamente sugli atteggiamenti individuali e che, a sua volta, è plasmato dalle comunità che scegliamo.

Una delle cose che mi ha colpito di più è il ruolo delle donne nella serie. Spesso sono messe in secondo piano, accanto a uomini con tendenze aggressive che, nonostante abbiano un’indole positiva, finiscono per scaricare sulle famiglie il peso del loro passato. In particolare, la reazione della poliziotta e quella della madre del protagonista sembrano riflettere una realtà simile, rappresentando due facce della stessa medaglia.

Adolescence affronta anche la solitudine adolescenziale, raccontando storie di ragazzi isolati, bullizzati e inascoltati. L’ambiente scolastico, diviso tra autorità opprimente e completa assenza di supporto, li lascia soli, senza riferimenti e senza guida. Le conseguenze di questa solitudine sono spesso drammatiche.

Anche se la tecnologia gioca un ruolo importante in questa dinamica, la serie dimostra che non è la causa, ma il sintomo di un vuoto più profondo: la mancanza di dialogo, di confronto e di accettazione delle diversità. Mostra una società che resta ancorata a un’idea di figli legati a un passato protettivo, senza rendersi conto di cosa accade quando i giovani sono lasciati soli, senza regole e senza orientamento.

La visione mi ha fatto riflettere anche sul giudizio che i genitori affrontano quando un figlio viene accusato di crimini o violenza. L’umiliazione e la vergogna non scompaiono mai, e si ripresentano ogni volta che il passato tragico riaffiora. È il dolore di aver cresciuto un figlio nel migliore dei modi, ma sapere che è anche figlio del mondo, esposto alle problematiche sociali e scolastiche, alle dinamiche esterne che spesso sfuggono al controllo.

Un altro aspetto interessante riguarda il ruolo della psicologa nella serie. Con una capacità analitica acuta, la dottoressa riesce a fermarsi prima che la sua partecipazione emotiva rischi di compromettere il suo ruolo professionale. La sua decisione di interrompere la relazione con il paziente, stabilendo una rottura definitiva, mostra quanto sia importante preservare il confine tra il professionista e la persona che si presuma essere bisognosa di aiuto, soprattutto quando le emozioni diventano troppo coinvolgenti. Questa scelta rappresenta un momento di consapevolezza che evidenzia la difficoltà di gestire la propria emotività in contesti complessi.

Nel finale, Adolescence lascia spazio alla speranza. La forza e la lucidità della sorella diciottenne della vittima rappresentano una risposta concreta: non fuggire, affrontare il dolore e ricomporre ciò che sembra irrimediabilmente spezzato. Con parole forti e decisive, è lei a ricomporre la famiglia, a determinare il futuro e a dimostrare che non bisogna fuggire di fronte alle difficoltà.

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Iscriviti al blog alla casellina in basso a destra della homepage:
http://www.amaliatemperini | http://www.atbricolageblog.com

Lascia un commento