#Podcast Episode 2: L’Aquila, arte e territorio: quando il contesto diventa domanda

“L’Aquila, arte e territorio: quando il contesto diventa domanda” - AI creata e di proprietà di Amalia Temperini

Nel primo episodio Cosimo e Keade hanno iniziato a muoversi tra arte, corpi, luoghi e memoria. Due personaggi nati per accompagnare questa narrazione e per guardare ciò che accade da angolazioni diverse, lasciando che siano le loro domande a costruire il percorso. Nel secondo episodio tornano a incontrarsi, e questa volta il punto di partenza è L’Aquila. Due articoli, due situazioni apparentemente diverse: da una parte Fabio Mauri e una mostra che riporta al centro il rapporto tra arte e ideologie; dall’altra Performative, un festival che nella sua sesta edizione cambia radicalmente la propria relazione con la città. Ancora una volta, però, il filo è lo stesso: osservare ciò che accade oltre l’opera, oltre l’evento, per interrogarsi sul rapporto tra arte e contesto. Ed è proprio da queste domande che Cosimo e Keade riprendono la loro conversazione.

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Cosimo: Bricolage, Appunt’attenti di un’acuta osservatrice, torna con due domande che riguardano L’Aquila: cosa fa l’arte quando le ideologie rialzano la testa, e cosa resta di un festival quando cambia radicalmente la sua formula.

Keade: Esatto. Parliamo di una mostra su Fabio Mauri al MAXXI L’Aquila, e di Performative alla sua sesta edizione, con una struttura che quest’anno ha rimescolato le carte in modo significativo. Partiamo dall’arte concettuale e da cosa significa portarla nello spazio pubblico oggi.

Arte concettuale davanti al ritorno delle ideologie

Cosimo: La domanda che apre questo segmento è scomoda nel modo giusto: cosa significa scegliere Fabio Mauri, artista che ha smontato le ideologie con atti performativi, in un momento in cui quelle ideologie sembrano tornare?

Keade: Il post parte proprio da lì. Il contesto è la nuova mostra al MAXXI L’Aquila, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, e la riflessione è netta: “a me il fascismo non spaventa. Mi spaventa di più chi ne sottovaluta la portata, soprattutto quando quella portata non è soltanto italiana, ma mondiale.”

Cosimo: Quindi non è una mostra da guardare in silenzio — è una mostra da attraversare sapendo dove siamo storicamente. Il punto non è l’opera in sé, ma cosa succede quando entra nello spazio pubblico aquilano, in una città che politicamente non brilla per una forte presenza della sinistra.

Keade: E il 26 settembre sarà riproposta la performance “Che cosa è il fascismo” in un istituto tecnico superiore della città. Questo sposta tutto: non è più solo il museo, è la scuola, è il territorio. La domanda che resta aperta è cosa accadrà quando quelle narrazioni incontreranno quella città, oggi.

Cosimo: Da Mauri alla città come laboratorio — che è esattamente il territorio del prossimo segmento.

Performative 06: quando scegliere cosa vedere diventa scegliere cosa perdere

Keade: Performative è alla sua sesta edizione e quest’anno ha concentrato tutto a Palazzo Ardinghelli, sede del MAXXI L’Aquila. Nelle edizioni precedenti il festival si muoveva tra piazze, parchi, la Fontana delle 99 Cannelle, persino Fontecchio nel 2022. Quest’anno il perimetro si è ristretto.

Cosimo: E questo non è solo un dettaglio logistico — cambia il senso stesso dell’esperienza. Un festival nato per mettere in relazione corpo, opera, persone e città che si chiude dentro un palazzo è una cosa diversa.

Keade: La citazione centrale del post dice tutto: “scegliere cosa vedere non significa necessariamente partecipare. Se devo interrompere un’esperienza per raggiungere la sala successiva, oppure rinunciare a una performance perché coincide con un’altra, la libertà di costruire il proprio percorso rischia di diventare semplicemente la necessità di scegliere cosa perdere.”

Cosimo: In pratica: la libertà del pubblico si trasforma in un problema di ottimizzazione. Non è partecipazione, è scheduling.

Keade: E cambia anche il baricentro artistico: più musica e danza, una programmazione costruita sulla successione degli eventi. Il cambio di curatela ha modificato il peso specifico dei linguaggi in gioco. La domanda che rimane è se questa formula sia ancora coerente con l’idea originale di Performative come laboratorio urbano.

Cosimo: Un laboratorio che si chiude in un edificio smette di essere urbano. Resta da vedere se la prossima edizione riapre le porte alla città.


Keade: Due appuntamenti, una stessa città, e in entrambi i casi la domanda non è sull’opera ma su cosa succede quando l’opera incontra il contesto.

Cosimo: L’Aquila come laboratorio — o come specchio. Dipende da chi guarda. La prossima puntata dirà se qualcosa si è mosso.

Parte tutto da qui:
#arte Performative 06 – Scegliere cosa perdere, MAXXI L’Aquila e da qui L’arte davanti al ritorno delle ideologie – pensiero sulla mostra di Fabio Mauri a L’Aquila
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Se vuoi ascoltarmi, recupera il primo appuntamento:
#Podcast Episode 1: Arte e Corpo in movimento
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