#arte Performative 06 – Scegliere cosa perder, MAXXI L’Aquila

11 - 12 - 13 settembre 2026 - ph. Amalia Temperini

Tre giorni di eventi stanno e hanno riportato L’Aquila al centro di Performative, l’appuntamento che ogni settembre torna in città e che, giunto alla sua sesta edizione, è ormai un progetto consolidato. Il MAXXI L’Aquila ha costruito negli anni una rete capace di mettere in relazione la città con diverse realtà della regione e con altri territori, attraverso una programmazione che aveva fatto dello spostamento tra luoghi diversi una parte dell’esperienza stessa. Già dalla prima edizione Performative veniva presentato come un laboratorio urbano; negli anni successivi il programma ha coinvolto, oltre al MAXXI L’Aquila, l’Accademia di Belle Arti, il Palazzetto dei Nobili, piazze, parchi, la Fontana delle 99 Cannelle e, nel 2022, anche Fontecchio. Nel 2025 il festival tornava ancora a definire la città come un laboratorio continuo.

È proprio da qui che nasce la mia riflessione. Parto da una sola giornata, quella che mi ha lasciato diverse domande su cosa sia cambiato e su come mai, all’interno di un percorso ormai consolidato, si sia scelto di modificare così radicalmente una formula che nel tempo aveva costruito una propria identità.

Quest’anno la sede aquilana del MAXXI, a Palazzo Ardinghelli, è diventata il luogo in cui si concentra la manifestazione, con appuntamenti distribuiti contemporaneamente nelle diverse sale del museo. E questo modifica innanzitutto la posizione del pubblico: nelle precedenti edizioni chi partecipava era portato a muoversi tra luoghi e situazioni diverse della città; quest’anno, invece, il percorso si concentra quasi interamente all’interno di Palazzo Ardinghelli.Per chi arriva anche da altri territori e sceglie di raggiungere L’Aquila per vivere Performative, non è quindi solo una questione di organizzazione. Cambia il modo stesso di stare dentro la manifestazione. Nella giornata che ho vissuto, questa nuova formula ha reso non sempre semplice orientarsi tra comunicazione, appuntamenti e tempi. In alcuni casi gli intervalli erano così ravvicinati da rendere difficile, se non impossibile, portare a termine un’attività prima di dover raggiungere quella successiva.

È stata proprio questa esperienza a farmi riflettere sul ruolo che viene affidato a chi partecipa. Anche il cambio di curatela mi è sembrato aver modificato il baricentro del progetto, con una presenza molto più forte della musica e della danza e una programmazione costruita sulla successione degli eventi.

Non è cambiato soltanto il modo di vivere Performative: è cambiato il ruolo di chi lo attraversa.

Un progetto di arti performative, fondato sul linguaggio del corpo e su una relazione che spesso coinvolge chi assiste attraverso l’interazione, può trasformare la partecipazione in una sequenza di scelte, di sale da raggiungere e di performance da incastrare?

Perché scegliere cosa vedere non significa necessariamente partecipare. Se devo interrompere un’esperienza per raggiungere la sala successiva, oppure rinunciare a una performance perché coincide con un’altra, la libertà di costruire il proprio percorso rischia di diventare semplicemente la necessità di scegliere cosa perdere.

Mi chiedo allora se un cambiamento così radicale sia ancora coerente con la logica con cui Performative era stato immaginato e costruito fin dalla sua prima edizione: mettere in relazione il corpo, l’opera, le persone e la città.
Perché forse è proprio questa relazione, più ancora dei singoli appuntamenti, ciò che non dovrebbe andare perduto.

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Performative 06 – Maxxi L’Aquila
11 – 12 – 13 settembre 2026,
https://maxxilaquila.art/performative06/
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