Uomo senza patria – Kurt Vonnegut

cultura, leggere, libri

Di fretta e furia ieri ho preso in mano questo libro di 116 pagine scritto da Kurt Vonnegut, edito da Minimum Fax, e intitolato Uomo senza patria (2005).

Un breve volume che gioca con sagace ironia a ristabilire gli elementi fondamentali per ognuna delle nostre vite. Il punto di vista dello scrittore è composto come un gioco al massacro: ripercorre quelli che sono gli step caratteristici della storia americana ed europea, li mette a confronto, mostrando come certa politica abbia reso, oggi, la realtà delle cose molto più complessa e inutile.

Mini saggi in cui si attraversa, con esilaranti ricordi, l’adesione alla seconda guerra mondiale; gli accostamenti politici tra Hitler e la stupidità acclarata di George W. Bush; l’importanza dei libri, delle librerie e dell’informazione non manipolata.

Il suo mondo stilistico è incentrato nell’uso del sarcasmo – ripenso a come abbia ridotto lo schema compositivo dell’Amleto di Shakespeare a una semplice e banale storiella al pari di Cenerentola, cambiando solo la sessualità dei personaggi principali e senza troppe paure nel dimostrare che si sta compiendo un crimine letterario. O addirittura come Gregor Samsa, personaggio principale di Kafka nelle Metamorfosi, sia stato ridotto a povero disperato, mostrandone i lati più banali, che noi alla lettura non avremmo mai percepito come tali.

La genialità è racchiusa nei feroci raffronti che compie, facendo apparire il lettore come un amico intimo, con il quale si ha sempre voglia di parlare di tutto, fino all’infinito, senza troppa difficoltà.

Consigliato!

Ps. Ha avvalorato molto di più le mie posizioni sull’Europa, che, attraverso le sue conquiste d’età moderna, ha in realtà lasciato assorbire un metodo economico – sociale agli americani, i quali, lo hanno rielaborato al fine di ottenere un dominio totale sul/del mondo, nel corso dei secoli.

Frasi:

Ecco una lezione di scrittura creativa.
Regola numero uno: non usate il punto e virgola. E’ un ermafrodito travestito che non rappresenta assolutamente nulla.
Dimostra che avete fatto soltanto l’università.”

Il fatto di togliersi le scarpe in aeroporto , il livello di allarme arancione e via dicendo sono tutte buffonate di prima categoria,è vero. Ma la mia preferita è una che si inventò quel divino pagliaccio pacifista di Abbie Hoffman (1936 – 1989) durante la guerra in Vietnam. Annunciò che la nuova frontiera dello sballo erano le bucce di banana assunte per via rettale. E così gli scienziati dell’FBI cominciarono a infilarsi bucce di banana su per il culo per scoprire se era vero o no. O almeno speravamo noi all’epoca.”

5 pensieri su “Uomo senza patria – Kurt Vonnegut

  1. Senti
    Davvero
    Non so come dirtelo
    Ma kurt vonnegut e’ il mio idolo
    L uomo che più mi ha inspirato e l autore più grande
    Pochi lo conoscono
    Leggi
    Il mio post “il mio eroe”
    Scritto un po’ di tempo fa
    Pazzesco
    Tu sei pazzesca

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  2. Il bello è che io sono uno strenuo difensore del punto e virgola (e si, ho fatto l’università :-)); sarà, ma secondo me è un segno perfetto e utilissimo: serve a ritmare il discorso, a spezzarlo ‘ma mica poi tanto’; da giornalista, adoro usarlo proprio perché ai corsi ti dicono di evitarlo: il risultato e che la maggior parte degli articoli di giornale sono infarciti di ‘punti fermi’ sparsi come capita… Infatti, come potrai notare, anche qua l’ho impiegato un paio di volte… 😀

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