Pasolini – Abel Ferrara [Film]

Sono andata al cinema con tutti i pregiudizi del caso. Erano mesi che attendevo di vedere Pasolini di Abel Ferrara, uscito nelle sale subito dopo l’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia.

In una serata di alternativa pienissima, con un pubblico che permetteva di avvertire che si è un po’ stanchi della somministrazione di operette commerciali, ci si accomodava in modo piacevole alla visione, più in pace.

Il lavoro è di una sensibilità estrema, poiché solleva, in chi conosce buona parte della tradizione cinematografica pasoliniana, un qualcosa che raccoglie le ceneri di un cammino che non si è mai estinto: neppure dopo l’uccisione dello scrittore avvenuta il 2 il novembre 1975. Questa morte, ha incrementato, in chi ha voluto seguirlo o conoscerlo, una presa di coscienza su un uomo che ha fatto della sua onestà intellettuale un punto di forza, che lo ha condotto alla sua stessa fine.

Abel Ferrara cura la pellicola come materia di rimandi, ma per prima cosa, interroga sé, e sottopone al nostro giudizio, con le stesse parole di Pasolini, ciò che per lui è fare cinema. Compone la sua opera in un intreccio che non ha niente di aggressivo: non indaga, non spiega, non ha una visione analitica dell’accaduto. Offre una testimonianza tragica che raccoglie un valore pulito. Lo fa con una forma stilistica che si concentra nei primi piani e nel viso felice di Ninetto Davoli – l’anima leggera di Pier Paolo Pasolini.

Ritrovare il sorriso di Davoli, in quella dinamicità che attraversa e si appoggia alle vecchie pellicole di Teorema, Uccellacci Uccellini, il Decameron, Porcile, Cosa sono le nuvole?,  rassicura lo spettatore e lo culla verso qualcosa che in realtà, negli anni Sessanta e Settanta, generava scalpore e faceva animare i moralisti fino allo sfinimento. Oggi, che in quelle situazioni ci siamo dentro fino al collo, non avvertiamo la necessità del caos, anzi, ci cerchiamo la consapevolezza di uno sguardo che, anche se passa attraverso la rottura di una sequenza fellatio inaspettata, non ci tocca minimamente, e chi si sofferma a parlottare su quell’aneddoto: è solo un cieco che non vede oltre la propria facoltà di essere uomo.

La cosa che posso criticare è il doppiaggio. Pasolini aveva una voce unica, qui, è mancata quella forza, ma del resto è giusto così: siamo dentro i limiti di una fiction.

Riccardo Scamarcio è irrilevante,
Giada Colagrande la preferisco come regista,
Willem Dafoe è molto bravo,
Ninetto Davoli, il migliore.

Colonna sonora top.

Straconsigliato.

Trailer:

Locandina:

9 pensieri su “Pasolini – Abel Ferrara [Film]

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