The Bling Ring – Sofia Coppola

In ritardo rispetto alla tabella di marcia, ho iniziato la nuova stagione cinematografica 2013/2014 non nel migliore dei modi, ma con una riflessione di fondo che annoia tutti perché fin troppo reale.

The Bling Ring l’ultimo lavoro di Sofia Coppola non ha niente di diverso rispetto a tutta la sua recente filmografia: c’è il senso di straniamento, c’è la noia, ci sono le grandi pause che permettono di entrare nella parte più intima del protagonista, c’è la dinamicità di scatto davanti agli oggetti di autorappresentazione, c’è, insomma, tutto ciò che può esserci di banale in quella che oggi consideriamo la società contemporanea.

Il lavoro è tratto da una storia vera: un gruppo di ragazzi adolescenti che s’intrufola all’interno delle megaville di personaggi famosi della Los Angeles sfavillante, saliti alla ribalta negli ultimi decenni (Paris Hilton, Lindsay Lohan, Orlando Bloom e altri due o tre spauracchi che fanno parte dello star system americano). Tutto questo avviene con estrema semplicità. Tramite la rete riescono a capire dove essi vivono e che appuntamenti hanno in una determinata sera. Da lì stabiliscono come entrare e in che maniera agire.

La cosa stupefacente è che, proprio perchè basato su fatti veri, si scopre la banalità dei derubati: case sfavillanti costruite su personaggi fatiscenti che lasciano le chiavi di accesso sotto lo zerbino.

Il grande merito della regista è proprio di saper costruire personaggi che lasciano il pubblico in una costante perplessità. Non è tanto quindi la costruzione linguistica, la grammatica compositiva a catturare l’attenzione, ma piuttosto la visceralità di personalità borderline che hanno bisogno solo di attenzione. La sua cinematografia non è basata sull’identificazione, ma sul mantenimento costante di una distanza che porta a sentirsi vuoti. Quello che voglio dire è che non abbiamo sociotipi cui trarre ispirazione, ma piuttosto esempi negativi senza un margine di crescita.

Spesse volte il nostro cinema italiano è criticato perché di formazione.  Non vorrei sbagliarmi ma a rimarcare questa etichettatura fu proprio Quentin Tarantino.

Mi chiedo allora se questa posizione possa essere assunta anche per lei, in maniera speculare e cambiandone il segno: riuscirà mai a prendere il volo e a farci vedere altro, qualcosa di positivo o più appassionante?

Emma Watson è un escamotage per mandare i suoi fan al cinema.
Kristen Dunst compare in un cameo come filo conduttore legato alle sue pellicole precedenti.

Il link alla storia vera: clicca

Teaser:

17 pensieri su “The Bling Ring – Sofia Coppola

  1. Secondo me in tutto questo c’è anche Emma Watson che cerca di farsi una carriera affrancandosi dal ruolo di Hermione. Brava è brava, e se è anche sveglia nel medio periodo ce la dovrebbe fare. Il problema della promozione, del pubblicizzare un film per un pubblico adulto come il film in cui miss Granger fa la cattiva, è su un livello diverso: riguarda i cialtroni che si spacciano per creativi negli uffici marketing, che sono solo interessati a vendere il prodotto oggi al numero più alto possibile di clienti, chissenefrega se poi non rimangono soddisfatti e lo spettatore target non viene raggiunto.

    Comunque, in tutto ciò, complimenti per la recensione, davvero.

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  2. Mah; fin da quando ho letto le notizie dal set, mi pare che molta della ‘promozione’ di ‘sto film sia stata basata su ‘Hermione di Harry Potter’ che diventa una ‘cattiva ragazza’… sarà, ma ho l’impressione che Sofia Coppola, dopo le Vergini suicide e Lost in Traslation, non ne abbia azzeccata una, tra Maria Antonietta in scarpe da tennis, l’attore annoiato che va ai Telegatti e adesso i ragazzi annoiati che si danno al furto… boh. Forse la regista vuole dirci che la cifra della società moderna è che la gente è sempre alla ricerca di un modo per annoiarsi… concetto condivisibile e interessante, ma che forse lascia qualche dubbio nel modo di esprimerlo… che poi mi chiedo: il film a quanto leggo è destinato ad un pubblico prevalentemente adulto… poi però usano un ex idolo adolescenziale per portare al cinema i più giovani… mah…

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    1. guarda condivido tutte le tue perplessità. Lei sembra piuttosto incastrata nella sua vita reale di figlia di Francis F..
      magari è una posizione un po’ leggera la mia, racchiusa nell’ultima frase.
      Il punto è che lei quel giro lo conosce bene, saprebbe descriverlo fino allo sfinimento, ma ce lo restituisce con una noia assurda, che va oltre il concetto di esistenzialismo.

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      1. oddio, volevo scrivere ‘un modo per NON annoiarsi’… 🙂 Comunque, boh: evidentemente per far meglio riflettere lo spettatore sulla noia… lo annoia volutamente!!! 😉

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  3. …la cosa che fa tristezza immensa, i bimbiminchia di seconda generazione che li adoreranno etichettandoli come eroi del ventunesimo secolo…
    …e se poi la moda viene fuori anche da noi e le nuove sbarbine si intrufolassero in casa della Tatangelo e Giggi a rubarle le scarpe e le ciglia finte???

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    1. ahahahahahahahahha non farebbero una lira di danno!!

      Comunque il tuo paragone regge: non c’è poi tanta differenza sulla qualità offerta tra quei divi americani e i nostri, lo spessore è identico.

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