Bonding - stagione 2 - Netflix, 2021

Bonding – stagione 2 #serietv [#recensione]

Avevo seguito la prima stagione di Bonding lo scorso anno. Una serie tv che parla di sesso dal punto di vista delle tecniche di sadomasochismo.  Come l’edizione precedente, alla base della sua storia, ritornano i due protagonisti che avevo lasciato in preda a una crisi.

Il gioco di ruolo non ammette errori, e tra i cultori ci può essere qualcuno che ne approfitta per fare del male. In questa situazione non è servito essere mistress o master, la priorità sulla vita e il rispetto di certe dinamiche valgono prima di ogni cosa – o almeno è stato così per come ci si era lasciati.

Questo secondo appuntamento andato in onda su Netflix porta avanti sempre il discorso che si nasconde dietro la scelta di adesione a questo feticismo, ma, seppure ci sia quella maschera che regola i comportamenti di controllo e sottomissione, la questione assume risvolti psicologici più profondi. Per certi versi il racconto svela i meccanismi che portano a sbloccarsi dalle dipendenze che ci portiamo dietro come la mancanza di equilibrio su noi stessi e i sui nostri vissuti.

La riflessione che apre è anche quella legata al pregiudizio per lavori che praticano la sessualità e esaudiscono desideri nascosti di molte persone, come questi possono essere riconosciuti e valorizzati, se sono fatti con etica, rispetto e responsabilità. In questo caso è stato scelto per la serie un argomento provocatorio e difficilissimo da trattare, ma se uno ci pensa, la frustrazione è adattabile a storie più semplici come quella  di un direttore di banca o di un operaio. Ognuno si racconta delle menzogne e vuole far credere agli altri quali siano la verità. La maschera invisibile o visibile è una condizione mentale praticata nella realtà solo da grandi attori. Io – noi altri – con le bugie prima o poi dobbiamo farci i conti.

La seconda stagione scioglie legami e relazioni complesse, porta a una maggiore indipendenza e rispetto di se stessi. Come lo scorso anno mi continua a piacere. La serie non ha puntate lunghissime, non ha grandi pretese: è essenziale. Rende questi argomenti fruibili, comuni e alla portata di tutti. Di fondo è il disamore che ci condiziona e porta a fare cavolate, e Bonding, nella prima e nella seconda stagione, si racconta bene con una certa dose di ilarità e assurdità.

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