Se c’è una cosa che mi ha colpito dell’ultimo progetto di Giuseppe Stampone presentato ieri al Museo Laboratorio di Città Sant’Angelo (Pe), questo è il grande senso di distacco. L’artista rallenta il processo della sua visione con un’osservazione che muta il suo senso nell’immediato, raggiunge una lentezza che finora ha viaggiato ad altissima intensità.

Si tratta di un pensiero che emerge da tutto il lavoro presentato ai visitatori, come se l’autore avesse voluto dirci che l’esistenza ci costringe a cambiare rotta cercando di ritrovarla in qualcosa che gli ha spezzato le gambe e costretto a ripartire dalla perdita di chi lo ha messo al mondo.
La natura delle cose guarda al mondo con occhi nuovi.

A cura di Enzo De Leonibus, l’impianto della mostra segue un cammino che abbraccia molti artisti che hanno attraversato lo spazio negli anni, tra cui Giuseppe Stampone.
Si tratta di uno scenario importante che pone al centro la storia del luogo e le storie di chi continua a fare arte in quel luogo in una terra come l’Abruzzo.
Il materiale emerge per punti di avanzamento, ma che a una data precisa riporta tutti a rincontrarsi per fermarsi, assieme, e tornare a un ritorno, che nel caso di Giuseppe Stampone è la montagna.


È possibile cambiare il verso delle carte quando sei in un sistema? Quando sei in quello che Stampone continua a definire sistema dell’arte?
Nella ridefinizione della grammatica dei suoi classici lavori di alfabeto rimangono in modo esclusivo gli animali, senza letteratura, senza educazione, senza ironia.
Chi si ferma a guardarli è costretto a fare una valutazione estetica dal punto di vista tecnico. Il disegno è costruito nella ambiguità in una stanza che mette al centro il gioco, la tecnologia, l’illusione, la tattilità e la partecipazione.

Centrale per comprendere le mosse del pensiero di Giuseppe Stampone è anche la produzione video che ha come protagonista Maria Crispal – artista e performer – che si dimensiona come intermediaria nel progetto Gran Sassa.


L’essere umano, la massa, la cassa. Gli osservatori, gli artisti, il pensiero: concetti che ci hanno disintegrato e continueranno a farlo se non mutiamo a vantaggio della natura.
La scuola di Atene di Raffaello Sanzio nelle Stanze della segnatura in Vaticano è un lavoro immenso che mette al centro delle sue pitture le figure di Aristotele e Platone, filosofi che con due gesti di mano (verticale e orizzontale) raccontano il mondo delle idee e quello della materia nell’importanza del ruolo dell’Accademia rinascimentale.
In Gran Sassa abbiamo dei forti rimandi al pensiero di Joseph Beuys, alle fotografie di Sebastião Salgado, alla cinematrografia di Ingmar Bergman, ma si ha anche una donna con una identità dichiarata, messaggera, che svela – a palmi aperti – le carte, assegna a chi guarda il ruolo sul nostro futuro fatto di poche cose certe.
La natura c’è, ci sarà: noi, in che modo, con questi termini?






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La natura delle cose – Giuseppe Stampone
A cura di Enzo De Leonibus
Museo Laboratorio, ex Manifattura Tabacchi
Città Sant’Angelo (PE)
Fino al 6 agosto 2023.
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