La forza femminile può essere una risorsa per la rinascita dei piccoli borghi?

dettaglio murales, Attilio Spagnuolo_piano d'accio (TE), ph. Amalia Temperini

Mi sono ritrovata spesso a riflettere su quanto l’economia dell’arte possa diventare una chiave di rinascita per i piccoli borghi, quei luoghi che conservano un’anima autentica, ma che rischiano di essere dimenticati. Come donna, penso che l’arte, così come le relazioni umane, abbia la capacità di creare legami profondi che vanno oltre il semplice aspetto estetico. I borghi italiani non sono solo pietre antiche o tradizioni immobili: sono comunità vive, in attesa di essere rivitalizzate e viste sotto una nuova luce. E l’arte, in questo processo, può diventare il filo che ricuce una storia che rischia di perdersi.

Applicare l’economia dell’arte a queste realtà mi fa pensare alla possibilità di valorizzare non solo la bellezza tangibile del territorio, ma anche l’essenza della sua comunità, spesso costituita da legami familiari e sociali molto forti. Penso a quei piccoli paesi, e al mio, dove le tradizioni sono portate avanti dalle donne, dove la storia si racconta attraverso mani che lavorano nei laboratori artigianali di cucina creando pietanze cariche di memoria. In questo, vedo un enorme potenziale: l’arte e la cultura possono diventare motori di sviluppo economico, facendo emergere l’unicità di queste realtà e permettendo loro di essere apprezzate di più anche livello internazionale.

Per me, l’arte è sempre stata molto più di un semplice prodotto da ammirare: è dialogo, è creatività che unisce le persone e che può trasformare una comunità intera. Penso alle residenze artistiche come un’opportunità per aprire un dialogo tra chi vive il borgo quotidianamente e chi arriva da fuori, con uno sguardo fresco. Quando gli artisti vengono accolti nei borghi e creano opere ispirate dalla cultura e dal paesaggio locale, si crea una magia. Questa magia porta con sé una nuova energia, che si riflette non solo nell’estetica, ma anche nel tessuto sociale ed economico poiché quel bene prodotto è un’opera con un potenziale attrattivo enorme se è creato da una volontà e una connessione tra le parti chiamate a interrogarsi.

Riflettendo su come l’arte possa diventare un motore di sviluppo locale, mi vengono in mente le tante donne che lavorano nelle botteghe artigianali, nelle attività culturali, nei piccoli musei confinati che raccontano la storia delle culture dei paesini. Spesso sono loro a tenere in piedi l’economia locale, a preservare la memoria del territorio. Inoltre, penso che queste attività, grazie alla coltivazione dei processi culturali, possano trovare un nuovo respiro, diventando attrazioni per un turismo di qualità, capace di sostenere economicamente queste comunità senza tradire la loro identità.

Per una donna, la collaborazione è spesso un valore fondamentale, qualcosa che nasce dall’esperienza di vivere in comunità, di creare legami. E credo che per far sì che l’economia dell’arte funzioni davvero nei borghi, sia necessaria una forte collaborazione tra il pubblico e il privato, tra le istituzioni e i cittadini. In questo processo vedo l’opportunità per tutti, soprattutto per le figure femminili, di essere protagoniste attive nella valorizzazione del proprio territorio. L’arte può essere un mezzo per rafforzare quei legami sociali che spesso nelle piccole comunità sono già forti, ma che possono essere esaltati da un progetto comune.

In fondo, credo che l’economia dell’arte non riguardi solo il rilancio economico di un paese, ma rappresenti anche una visione di rinascita collettiva, dove tutti – uomini, donne ed identità fluide – possono trovare il loro posto. È una forma di cura, per il territorio e per chi lo vive. E in questo, come donna, mi sento vicina al concetto di resilienza, un argomento che si sta spostando in una visione sempre più vicina a quello di rigenerazione nello sforzo di trovare nuova energia dalle proprie radici europee.

Quando immagino il futuro dei paesi, li vedo come luoghi di creatività e innovazione culturale, capaci di attrarre persone da tutto il mondo, ma sempre fedeli alla loro essenza. E vedo l’arte come il mezzo che rende tutto questo possibile, con il contributo di chi, come molte donne, sa che la bellezza e la forza stanno anche nelle cose più semplici, quelle che meritano di essere valorizzate e condivise come una torta suddivisa a spicchi davanti a una tazza di caffè alle 14 di ogni pomeriggio per poter spettegolare e costruire scenari assieme in modo positivo, ridendo.
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