La mostra Per l’eternità. Premessa per una trilogia di Luca Vitone, curata da Francesca Guerisoli, è in corso alla Fondazione La Rocca di Pescara fino al 30 maggio 2025. Con sensibilità e lucidità, il progetto affronta il tema della memoria collettiva legata alla tragedia dell’amianto a Casale Monferrato, dando voce a una comunità e trasformando la visione in un racconto artistico che interroga le nostre coscienze.


Al centro dell’esperienza c’è l’olfatto come un elemento apparentemente impalpabile, ma capace di farsi presenza concreta. Tre essenze di rabarbaro, ognuna con diverse intensità e sfumature, avvolgono lo spettatore, evocando la persistente e invisibile tossicità delle polveri d’amianto. La logica di ragionamento pensata dall’artista sembra puntare – in un primo momento – sul sentore di una fragranza accogliente, quasi nostalgica, ma con il passare del tempo, si trasforma in qualcosa di più insistente, come un ricordo che si rifiuta di svanire.


Questa trasformazione sensoriale provoca un ribaltamento percettivo. L’intenzione di Luca Vitone è di far emergere la memoria di una tragedia industriale attraverso un linguaggio invisibile, ma l’effetto sul visitatore è più fisico che evocativo: il corpo reagisce prima della mente. L’odore pungente, inizialmente familiare, si carica di una presenza che non è più solo un atto di riflessione storica, ma una condizione corporea che spinge le persone a un confronto diretto con la materia volatile della memoria.


L’architettura dello spazio amplifica questa tensione.
Non è la prima volta che la Fondazione La Rocca sceglie di dividere in due l’ambiente espositivo, separando nettamente il percorso del visitatore in due sezioni distinte. Qui il passaggio da una dimensione all’altra è netto: l’ingresso alla fondazione introduce lentamente alla mostra, ma poi si verifica una frattura. Nel cuore dell’ambiente, la separazione dallo spazio esterno è totale e lo spettatore si ritrova isolato, immerso nel bianco che annulla ogni riferimento visivo. Non c’è più alcun punto di ancoraggio narrativo, nessun contesto che possa guidare lo sguardo, solo il potere della luce che dissolve i volumi e rende la percezione dello spazio incerta. È proprio in questa sospensione che il profumo, con la sua capacità di saturare l’aria senza lasciare tracce visibili, diventa l’unico elemento tangibile. Il freddo, che pervade l’ambiente, accresce la sensazione di distacco: il grado ambientale più basso rende quasi impercettibile la temperatura, mentre il corpo avverte una sensazione di estraneità e isolamento. L’assenza di calore enfatizza la percezione di una realtà distorta, dove la mente è costretta a focalizzarsi su ciò che è invisibile, ma presente.


Il lavoro di Vitone, più che un’installazione, è una prova che gioca sul confine tra presentimento e memoria. L’amianto, con la sua natura impalpabile e letale, diventa metafora di una risonanza storica che non si esaurisce, ma continua a insinuarsi nelle vite e nei corpi. La mostra non racconta solo il passato di Casale Monferrato, ma lo fa rivivere nel presente, trasformando il visitatore in parte attiva di una vicenda che, anche se non vissuta direttamente, non può essere ignorata.









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Luca Vitone. Per l’eternità. Premessa per una trilogia
a cura di Francesca Guerisoli
Fondazione La Rocca, Pescara
fino al 30 maggio 2025
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