Il tema della gelosia è centrale nelle azioni teatrali di William Shakespeare e, in questo appuntamento con drammaturgia di Dacia Maraini e regia di Giorgio Pasotti, emerge con forza rinnovata.
In un teatro sold out, ad Atri (TE) si è consumata la tragedia di Otello, in un’alternanza di ironia e stanchezza dell’animo su cui si fonda il destino dei personaggi principali. Chi si aspetta una messinscena classica rimarrà spiazzato: l’Otello visto ieri non lo è. Alla base della riflessione sulle relazioni si colloca infatti il tema dei femminicidi, specchio inquietante della società contemporanea.
Lo spettacolo interroga gli umori sociali e il pubblico, ma soprattutto chi è complice di comportamenti che concentrano l’attenzione sui carnefici più che sulle vittime. La fiducia di Otello verso Desdemona è totale, ma Iago – figura tossica e manipolatrice – destabilizza l’amore: per avidità personale instilla il dubbio e distrugge il suo capo, portando Otello a tradire se stesso e a condannare la verità di Desdemona e della sua inserviente Emilia.
Maritate a uomini instabili, le donne appaiono come oggetti su cui domina il sospetto. Nel gruppo attoriale, il Doge emerge come la figura più solida, capace di irrompere nello spazio scenico con autorevolezza e una presenza insieme buffa e incisiva.
Il sospetto e il raggiro mettono in luce il dominio maschile sulle donne. Brutale è la strumentalizzazione delle parole del padre di Desdemona, che accoglie la ribellione della figlia ed è l’unico uomo a difenderla davanti a un amore ormai cieco, destinato a condurla alla morte.
Lo spettacolo si apre con tempi lenti e pochi agganci scenici, ma la parte finale raggiunge un’intensità coinvolgente. La scenografia è minimale, con un uso significativo degli specchi, che amplificano il tema del doppio e dell’inganno.




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OTELLO di William Shakespeare
Regia di Giorgio Pasotti
Drammaturgia di Dacia Maraini
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