No, I giorni dell’arcobaleno – Pablo Larraín

No, I giorni dell’arcobaleno è un film di Pablo Larraín arrivato nelle nostre sale solo a maggio.
Si tratta di un prodotto di altissima qualità, non solo per la restituzione di un fatto storico avvenuto nel 1988, ma per la sua potenza, nella costruzione di una campagna pubblicitaria televisiva di forte impatto. Il tema principale, infatti, è proprio questo: ottenere una credibilità al fine di rovesciare il controllo e il potere politico del Cile che dal 1973 generava pressione sulla popolazione, a causa della feroce dittatura di Augusto Pinochet.

Quello che si ha di fronte non è quindi un percorso volto a dimostrare i fatti, le situazioni e i crimini avvenuti in quel paese, ma capire il meccanismo di una strategia che ha reso possibile la vittoria, e di conseguenza, la caduta della presidenza ufficiale.

Protagonista è René Saavedra, figlio di un politico della sinistra benpensante che, dopo un periodo trascorso negli Stati Uniti, torna a vivere nella propria nazione. Il suo posto di lavoro sarà qui, in Cile, in una grande agenzia che realizza spot per comuni beni e prodotti di consumo. Egli, ha un capo servo del potere che lo osteggerà in tutte le adesioni cui lui parteciperà. Di base, tra loro due, c’è un profondo rispetto, e nonostante le divergenze politiche, entrambi lavoreranno al referendum, l’uno per il fronte del “NO”, l’altro, per quello del “SI“.

Tralascio la questione del montaggio: semplice, senza troppe elaborazioni, con una fotografia che ricorda scenari da paleotelevisione, cioè: povera, tecnologicamente non innovativa, dai colori sfocati e abbastanza confusi – soprattutto nelle scene esterne -, quello che si trova nella pellicola è un chiaro esempio di come, in realtà, le situazioni si ripetono ancora oggi. Difatti, basta pensare a ciò che sta accadendo in Turchia proprio in questi giorni oppure osservare attentamente i meccanismi che hanno portato Silvio Berlusconi, per un lungo periodo, alla nostra presidenza.

Come in Italia, nel Cile, i più recidivi ad accettare il cambiamento furono le sinistre frammentate, quelle che portavano (e portano) addosso un pregiudizio negativo capitalista da rifiuto sui quei mezzi che fabbricano il consenso.

No. I giorni dell’arcobaleno, svela i meccanismi adottati dalla comunicazione pubblicitaria, e dimostra che essa non è riconducibile esclusivamente per mere questioni di guadagno, ma, se pensata in maniera positiva, e strutturata secondo criteri precisi, essa può divenire un veicolo di messaggi importanti e coinvolgenti, tanto da permettere la vittoria di un referendum.

La potenza, quindi, è nel messaggio che, in questo caso, è dato dal grande numero di filmini originali inseriti, in un lavoro che ha una resa visiva importante, tanto da uscire convinti dalla sala, cantando le canzoni da quel jingle usato per convincere i votanti cileni in quegli anni.

Lascio qui alcuni esempi, oltre a locandina e trailer, così capirete di cosa sto parlando.
Buona Visione!

No:

Si:

Teaser ufficiale:

3 pensieri su “No, I giorni dell’arcobaleno – Pablo Larraín

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