Corpi minori. Il libro di Jonathan Bazzi non mi ha convinto

Ho avuto molta difficoltà a terminare questo libro nonostante alcuni attorno a me avrebbero scommesso che non ce l’avrei fatta. Da marzo a oggi, infatti, è stato tenuto in più angoli della casa a osservarmi come se qualcosa mi respingesse dalla sua fine.

Non so quanti si troveranno d’accordo con me che Corpi minori di Jonathan Bazzi (Mondadori, 2022) presenti una scrittura molto agganciata allo stile di Teresa Ciabatti, ma la sua velocità, il suo ritmo e la sua fluidità lo legano in qualche modo all’autrice tanto da soffocarti. Si tratta di un volume in cui le parole ti divorano senza essere partecipe sugli eventi (o sbattimenti) narrati, la storia di un ragazzo che cambia amori, case e personaggi che gli ruotano attorno in maniera così distaccata e repentina da rendere te, che sei lettore, una composizione frammentata tra tutte queste parole.

Il libro è organizzato in tre parti; ogni parte è un luogo suddiviso secondo vie e piazze. Un luogo, la città, il luogo fuori città – la provincia milanese – dove avviene la rottura/fuga dal distaccamento familiare.

Quando ho letto Febbre (Fandango, 2019), il libro precedente che lo ha reso famoso per la bravura del suo lancio e l’azzeccato momento storico di uscita per temi e situazioni, ho avuto un moto positivo verso la sua scrittura: mi sono sentita subito partecipe del suo essere una entità straniata. In questo ultimo libro si è nella fase precedente a Febbre, come se l’autore avesse avuto la necessità di fare un passo indietro rispetto al personaggio che gli ha dato la forza di produrre il suo scritto di esordio; si ruota attorno a quei moti di asteroidi e comete come osservatori, tanto che alla fine viene da chiedersi: sono la stessa cosa? Da che tipi di intrecci siamo pilotati? E in base a quello che lasciano nei loro movimenti, variano in l’effetto di attraversamento e la percezione di qualcuno?

A volte ho avuto l’impressione che fossi totalmente risucchiata dall’autoreferenzialità del personaggio giovane, il ventenne che si racconta, e questo mi ha frenato nella lettura in un modo irritante quasi che a un certo punto avrei voluto schiaffeggiare il narratore con il suo punto di vista sulle cose che viveva in maniera feroce e repentina, senza apprezzare le persone che gli ruotavano attorno, con un certo grado di fastidio e disperazione che si rimodulano solo con Marius, lo studente di cui, a un certo punto, si è innamorato con veemenza.

In una recensione di Serena Dandini è stato evidenziato un dato che riportava alcune dichiarazioni di Alessandro Giammei su cui sono molto d’accordo: l’omosessualità in questo libro è raccontata come un dato. Ciò significa che, sebbene sia uno degli argomenti più affrontati, non ho avvertito questo tema così preponderante, non una necessità impellente su qualcuno che dovesse per forza mostrare questa sua naturale essenza per rimarcarla tanto da farne un perno su cui basare il tema centrale della sua letteratura. Non ho visto il proprio orientamento: ho visto la passione di chi si innamora a bruciapelo dove la sessualità è uno step sotto rispetto alla morbosità per la persona da cui si è attratti.

Sono molto contenta di essere riuscita a finirlo, ma da lettrice ho preferito l’autore più maturo del libro precedente, quello più completo e con un altro tipo di progettualità, più imponente, più capace di affrontare questioni come l’appartenenza alla provincia e a quelle che sono considerate diversità.

Lo consiglio solo per chi ha già letto Febbre così da avere un quadro chiaro su come uno scrittore possa cambiare vesti nel giro di un breve periodo per spiazzare chi ha scelto di seguirlo nelle sue transizioni letterarie.

Buona lettura!

Corpi minori di Jonathan Bazzi
Mondadori, 2022

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