L’abbandono degli oggetti in Blu: la mostra di Andrea Panarelli alla Fondazione Giorgio De Marchis (AQ) #arte

BLU. Andrea Panarelli a cura di Emiliano Dante Fondazione Giorgio De Marchis, L'Aquila fino al 4 novembre crediti foto: Ela Bialkowska OKNOstudio

Andrea Panarelli presenta Blu, una piccola mostra a cura di Emiliano Dante che si tiene fino al 4 novembre alla Fondazione Giorgio De Marchis della città dell’Aquila. Si tratta di un percorso dedicato a una pittura che libera l’artista da se stesso, da un modo di raccontare gli oggetti finora presenti nelle sue opere e in cui il visitatore si immerge in un ascolto che potrebbe essere descritto come risveglio dopo una lunga immersione in una natura sconfinata e indefinita.

Qualsiasi parola venga utilizzata per poter parlare di Blu sarebbe limitata al visivo, al contrario è una esperienza che va vissuta e attraversata nel pieno del luogo che gli offre ospitalità nel suo breve periodo di esposizione al pubblico.

In questo incontro si è in un respiro che amplifica ed estende la propria profondità nella venuta al mondo e offre a chi la pratica qualcosa che lo lega a una eco di maternità.

L’artista destabilizza un percorso canonico: scrive il suo immaginario portando chi guarda in diverse fasi di movimento come una guida che oscilla l’osservazione e ha in sé una grande componente fisica sui cui regna il silenzio. L’ascolto, l’aderenza a se stessi, la concentrazione, sono un richiamo ciclico e invisibile rianimato dal riverbero dell’acqua in lontananza.

La prima sala è la più potente: si entra in punta di piedi in uno scenario che è una visione di due immagini che arrivano dalla tecnica pittorica e cinematografica, presentano un orizzonte non definito, non chiaro, ma dal quale si percepisce una presenza e una stasi che appartiene a chi ha attraversato la propria natura di essere umano e sta ridefinendo il suo tempo tanto da sublimarlo come atto di resistenza.

Ad essi si affiancano due lavori che rivelano una ossessione per il dettaglio; una concentrazione pittorica che si manifesta nel tratto di pennello che offre un cambio di proporzioni su quelli che sono dei brevi momenti che portano il visitatore in un senso di vissuto che è un flusso di coscienza cadenzato goccia a goccia e senza emissione di suono.

Andrea Panarelli lavora su più fronti dell’introspezione, porta con sé una leggerezza che è quasi fonte di sbilanciamento. Dalle opere si ricava un effetto che è reazione e riflesso a una serie di specchi sociali andati in frantumi e su cui si ripensa come artista.

Mi preme fare notare un’opera che potrebbe essere definita quadro che sembra arrivare da una tradizione artistica giapponese, senza supporto, appeso come arazzo, e su cui ha sperimentato vari modi di approccio per la stesura finale del colore. In questo lavoro si ritrovano alcuni tratti di un Panarelli del passato – del periodo in cui il grigio era la sua dominante cromatica – e su cui oggi si posizionano le nuove striature di blu per ridefinire quelle che in apparenza sono nuove forme astratte e incomplete.

Con il cambio di stanza – da un punto all’altro tra ambienti – la mancanza di visione si fa sempre più reale. In questo l’artista ha saputo offrire alla Fondazione Giorgio De Marchis una installazione site specific che è una dissolvenza raccontata come una serie di stagioni della vita. In essa si cerca di trovare una convergenza che è una linea retta tra il sapere e il rinnovarsi – senza mai perdere il suono di un richiamo primigenio – attingendo a quella che può essere la ricerca di esperienze culturali in base alle questioni che si avvertono nei momenti di buio (e di risalita), di ogni singola esistenza, per esseri umani.

___
BLU. Andrea Panarelli
a cura di Emiliano Dante
Fondazione Giorgio De Marchis, L’Aquila
fino al 4 novembre
crediti foto: Ela Bialkowska OKNOstudio
___

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Iscriviti al blog ella casellina in basso a destra della homepage:
http://www.amaliatemperini | http://www.atbricolageblog.com

Lascia un commento