Terminato diverse settimane fa, in una vita che corre sfrenata verso il nulla e oltre con una sorta di Terza Guerra Mondiale alle porte dove arrivano le immagini da una Russia al voto che condiziona gli elettori con i soldati che entrano nelle cabine elettorali, posso dire di aver letto il migliore libro di arte contemporanea incontrato a fino a oggi nei miei percorsi di studio e di vita.
Lo affermo perché quello che viene preso in esame è una lunga fase di processi storici, economici e sociali concatenati, e al cui centro esiste un’analisi chiara su quanto i fenomeni politici possano interagire con quelli che sembrano essere dei patrimoni senza valore per la maggior parte delle persone, ma che, al contrario, raccontano di elementi su cui molto spesso si trovano quegli aspetti che ci condizionano nelle nostre scelte quotidiane in modo inconsapevole.
Grazie a Come la Politica condiziona l’Arte di Demetrio Paparoni, ho capito le motivazioni insistenti di Laurea Cherubini quando ci spiegava nelle sue mostre perché era errato etichettare Gli artisti di Piazza del Popolo come Pop Art – che per me oggi assumono ancora di più ovvie ragioni etiche e politiche di resistenza.
Quello che mi fa riflettere – e che non approvo più come visitatrice di mostre – è questa visione secondo la quale l’arte è tutto e il resto è niente.
Al contrario, per deformazione professionale e di studi praticati, ho imparato a guardarla come parte di un tutto che non ha niente di esclusivo rispetto a un altro processo come può essere quello della scienza: l’arte è contemporanea quando racconta, e permette di riconoscere, in ogni suo aspetto della società, le disabilità di questo mondo.
Tutti – nessuna disciplina esclusa o persona – si ritrovano a vivere situazioni fatte di reti politiche ed economiche, e quando intendo tutti, parlo anche dell’ultimo stronzo sulla faccia della terra nascosto nei meandri del deep web.
Questo saggio è un atto fondamentale di apertura di sguardo che serve a orientarci su come si muovono le cose e capire che, certe volte, quando si giudicano gli artisti cinesi come Ai Weiwei con i sentimenti occidentali di non sufficenza, converrebbe stare solo zitti.


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Come la politica condiziona l’arte
di Demetrio Paparoni
Ponte alle Grazie (edizione 2023)
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