Vermiglio di Maura Delpero è un viaggio intimo tra le montagne innevate del nord, in un paese dove il silenzio della natura si intreccia con il tumulto delle emozioni umane.
Due donne, diverse generazioni a confronto, legate dal mistero della maternità e dalla forza della vita, vivono nel periodo che precede la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Il film esplora la complessità del mondo femminile attraverso immagini suggestive e profonde, ritraendo le donne giudicate, svalutate e sopraffatte da menzogne evidenti, che le conducono a una tragica fine.
Con Vermiglio, la regista offre una storia intensa, che mette al centro il legame profondo tra donna e natura. Tuttavia, la narrazione sembra rimanere sospesa, lasciando lo spettatore con un senso di incompiutezza, senza sapere fino a dove le protagoniste intendano spingersi.
Per gli appassionati di cinema, Vermiglio evoca forti richiami pasoliniani, con rimandi alla catatonia di Teorema e alle atmosfere di Salò o le 120 giornate di Sodoma.
La fotografia – evocativa e potente – è senza dubbio l’elemento più meritevole dell’intero progetto. Tommaso Ragno, il padre maestro dell’intera comunità, è l’attore che cattura tutta la scena.
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