La bicicletta verde – Haifaa Al Mansour

La bicicletta verde è una commedia vista lunedì scorso in occasione di una serata dedicata ad Amnesty International.

Si tratta di un prodotto girato dalla prima regista donna d’Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour, che compie una narrazione visiva dedicata a una bambina – quasi adolescente – che cresce in un’area territoriale dove alle donne non è permesso fare nulla.

Ci troviamo di fronte a un lavoro con pochi elementi da considerare; molto lontano dalla nostra tradizione culturale, che lo rende interessante, ma allo stesso tempo non facile da accettare. Si esce dalla sala cinematografica inondati da un carico di lontananza che rende l’intera pellicola, per così dire, pesante, nonostante la sferzante l’ironia.

Ho scelto di scrivere dopo una settimana, poiché ritengo che è esso merita di essere metabolizzato con tutta la responsabilità del caso.

L’elemento che mi ha colpito di più è il canto riservato alla preghiera. Mi ha riportato a un film che ho descritto diversi mesi fa (Fill the void/La sposa promessa), che trattava la stessa visione integralista religiosa in modo rispettoso, di venerazione, nonostante tutti gli aspetti di censura, cancellazione delle identità e usurpazione della dignità umana, che spesso sono associate a quella visione fallocentrica del mondo, soprattutto in ambiente mediorientale.

La bicicletta verde è un lungometraggio presentato al Festival del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti lo scorso settembre, e ha come protagoniste una madre e una figlia, in una visione quasi liberale del mondo, da un punto di vista interno – nel senso casalingo del termine -, mentre l’esterno, è fatto di regole precise: mancati sguardi, accettazione di situazioni che farebbero rabbrividire e reagire una sana femmina occidentalizzata nel modo peggiore possibile, se costretta a vivere condizioni di vita simili.

Come da titolo, l’oggetto di accettazione e riscatto è proprio questo mezzo di locuzione, che diventa un’arma di sfida con un ragazzino della sua stessa età; simbolo di una scuola rigidissima – vicina (veramente) alla nostra epoca medioevale; sostanza verso un futuro migliore, lontano da quello della propria genitrice, succube di un marito incapace di accettare una donna che non le abbia dato un figlio maschio.

Rivolgo questo consiglio alle anime più sensibili a questi temi. Se cercate un film che vi distragga, non è certo al caso vostro, ma se capita di avere dei momenti in cui è necessario riflettere, anche sullo stato della propria persona, può essere un buon punto d’inizio, di un’analisi, di ricognizione e riconsiderazione della propria posizione, soprattutto di donna, ai nostri giorni.

Teaser:

8 pensieri su “La bicicletta verde – Haifaa Al Mansour

  1. Sì, oltre che riflessione sulla vicenda in sè, trovo il film molto interessante per lo sguardo cinematografico così lontano da quello occidentale, che vuole essere sempre facile, accattivante, non lento.

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  2. Non seguo molto ne cinema e neppure Tv,il mio unico piacere è leggere !
    Fino a un paio di anni fa seguivo qualche serie tipo “Casalinghe disperate” ,Medium,Dexter e qualche
    altra serie ,poi un paio sono finite e adesso non seguo più niente.
    Ciao,buona domenica 🙂
    liù

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