Amore e Psiche

Lo scorso anno la domanda di riferimento che facevo spesso nei momenti difficili era:  “senti, Dio, ma che ti ho fatto?”.
Cercavo la colpa alle mie angosce in qualcuno che non esisteva, la riversavo su un potere divino che nella realtà è invisibile.
Il lungo cammino di riflessione ed elaborazione mi sta spingendo sempre più a pulire e razionalizzare, tanto da chiedermi oggi cosa voglio in modo decisivo, perseverare su cio’ di cosa ho bisogno veramente per raggiungere e ottenere l’armonia. L’equilibrio tra amore e psiche, ragione e sentimento, in relazione al mio essere è una conferma. In questo la storia dell’arte aiuta a dare forma a delle condizioni che troviamo tumultuose nella nostra storia di esseri umani. Dare forma a una immagine di paura è un punto di partenza per rinascere, perdonare, se stessi in se stessi e crescere.

“Nella letteratura, il mito di Amore e Psiche ebbe varia espressione; un’esposizione compiuta e perfino amplificata ce ne lasciò Apuleio, nei libri IV, V e VI delle sueMetamorfosi. Ivi egli racconta come Psiche, fanciulla così bella da render gelosa perfino Venere, venisse da questa presa in odio, sicché la dea ordinò ad Amore che la ferisse e le facesse nascere in cuore un affetto indegno. Amore però, vista la fanciulla, s’innamorò di lei, e, fattala trasportare da Zefiro in un magico palazzo, ne ottenne l’affetto. Egli si recava ogni notte a trovarla, e la rendeva felice: ma a rendere duratura la felicità della giovinetta pose come condizione che essa non cercasse di conoscerlo. Psiche per un poco si acconciò al divieto: ma, istigata dalle sorelle, mentre Amore dormiva, entrò presso di lui con la lucerna in mano: e, rapita e tremante di commozione, lasciò cadere sul dormente una goccia di olio caldo. Amore si sveglia, e, crucciato, s’invola, per non tornare se non quando Psiche abbia subito una quantità di prove che la purifichino e la rendano degna di perdono. Allora, placata Venere, e ottenuto l’assenso di Giove, Amore porta Psiche in cielo.”

Fonte

In favola,
Qui.

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