il sole 24 ore, il rilancio dei musei passa dai nuovi modelli di business - ph. Amalia Temperini

Musei e nuovi modelli di business, siamo davvero sicuri possa bastare? #cultura #riflessione

Mentre mi distraggo da situazioni poco piacevoli legati a condizioni lavorative pregresse, ho approfittato di dare uno sguardo ai giornali.

In un articolo del Sole 24 ore di stamattina esiste una analisi che indaga come la pandemia abbia portato avanti una perdita tra i comparti che fanno cultura e tra questi ci sono i musei che hanno subito un feroce contraccolpo per la mancanza di ogni forma di turismo.

Si evidenzia come ci siano state esperienze positive da nord a sud nei maggiori centri di produzione, ma come la mancanza di mobilità abbia portato a una precarietà e una rimessa in discussione di quello che è l’attuale modello di business museale.

Siamo sicuri che il problema sia solo questo? Quando pongo questa domanda a me stessa, penso alle istituzioni pubbliche e tutte quelle vincolate da processi burocratici lentissimi che si amplificano nel loro status in questi periodi strani. Penso, ad esempio, ai concorsi recenti indetti al Mibact per gli operatori di vigilanza e custodia o anche quelli che portati avanti dalle singole regioni per le istituzioni locali, al fatto che siamo tutti appesi e vincolati a una macchina che non ha mai avuto la sostenibilità necessaria fino a oggi.

Come si cambia tutto questo e come si pensa a quelle persone che fino a oggi hanno lavorato in una determinata maniera dentro questi meccanismi avvolti da malattie croniche?

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5 Comments

  1. Culturefor

    Ciao Amalia, oltre che sul mio blog vorrei commentare anche qui questa tematica 🙂

    Stavo riflettendo su quanto hai scritto e ho ripensato alle interviste fatte ad alcune istituzioni culturali durante il primo lockdown in cui chiedevo, oltre alle attività digitali implementate, cosa pensavano del ruolo degli art blogger (vogliamo definirci così?) o comunque di chi parla di cultura su canali non tradizionali. Ho notato che molte istituzioni sono pronte ad accogliere le novità anche se magari devono ancora fare chiarezza sulla strada da intraprendere, mentre alcune restano titubanti e legate all’istituzionalità della cultura.

    Una posizione che sul lungo periodo li penalizzerà, perchè il pubblico è cambiato, le esigenze sono cambiate e la cultura stessa è in continua evoluzione. Quanti e-commerce in ambito culturale sono user-friendly? Quanti musei offrono un’esperienza di visita diversa dal solito? Quanti fanno una divulgazione inclusiva?

    Sarebbe bello che, per una volta, il mondo dell’arte fosse pioniere di nuovi modi di erogare e comunicare i propri servizi. Si tratta di un mondo in cui i veri protagonisti (artisti, scrittori, musicisti) sono i primi a interpretare le esigenze del “pubblico” se non a crearne di nuovo…e, allo stesso tempo, fanno parte di un mondo che non vuole guardare al futuro!

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    1. Bricolage - Appunt'attenti di un'acuta osservatrice

      Grazie di essere intervenuta anche su questo spazio. Io non so se definirmi art blogger, di certo quando guardo al settore lo osservo con occhio critico e lo dico.

      Questo blog ha subito numerosi cambiamenti e nell’ultimo anno è passato a essere custode di una mezza esperienza di vissuto pandemico unito a quello che fruivo in maniera del tutto lontana dagli spazi e dagli istituti culturali soliti.

      Di fatto si, se non vivessi nella provincia abruzzese ,ma in un altro contesto più ricco nella diffusione delle dinamiche culturali forse potrei definirmi così.

      Per il resto concordo sul tuo punto di vista, il pubblico è social e guarda se stesso. Se i musei non guardano a questi nuovi racconti il rischio è che quegli ambienti rimangano vuoti rispetto alla loro fruibilità reale.

      Come si può allora implementare l’offerta con lo scopo di lavorare sul fronte reale e quello virtuale? e come questo punto può essere fonte di economie?

      Io penso a una mostra, se fatta bene e ha una durata lunga di esposizione, sono disposta a programmare i miei periodi e viaggiare. Con il virtuale come si può fare? Se questa pandemia non dovesse finire a breve, ma protrarsi per lungo tempo, come sarà organizzata la fruizione?

      Staremo a vedere, intanto noi predisponiamoci al futuro!

      (Come stai? Come procede a Monza? ❤ )

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      1. Culturefor

        Il virtuale è sicuramente diverso, però siamo agli inizi della sperimentazione in questo senso: confido nella tecnologia 😉

        Qui in zona Monza la sto vivendo come durante il primo lockdown, con l’unica differenza che due giorni settimana vado in ufficio e che molte più persone che conosco sono positive (ma fortunatamente senza sintomi o quasi).

        Da te come va?

        Piace a 1 persona

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