Alcuni giorni fa leggevo il Corriere della Sera e una notizia ha catturato subito la mia attenzione: un manoscritto selezionato e custodito in un luogo speciale della Norvegia.
A Oslo esiste la Biblioteca del futuro (Future Library), un luogo dalle caratteristiche visionarie che crede nella capacità dell’umanità di arrivare lontano nel tempo. Qui, oltre a praticare principi di ecologia, rispetto della natura e dell’ambiente, si custodiscono manoscritti che saranno letti solo nel 2114.
Mi piace pensare che autori visionari, molti dei quali influenzano già il nostro quotidiano, possano essere raccolti come profetici, osservando la loro opera alla luce delle comunità future. Ogni anno, uno scrittore di rilievo internazionale viene selezionato e inserito in questo processo, contribuendo così a un gesto di fiducia verso le generazioni che verranno.
L’idea di speranza che trasmette questo progetto – la volontà di credere ancora nei gesti e nelle pratiche di comunità – è un aspetto da guardare con attenzione.
Sulle stesse pagine del giornale, leggevo di come il mondo politico sembri concentrarsi su conflitti e potere: Trump e Putin che si incontrano per spartirsi porzioni di territorio; un’America immaginaria bloccata negli anni ’80, con Stallone e Gloria Gaynor a dominare l’immaginario collettivo; o l’ex area sovietica che sogna di riportare alla gloria antichi confini. Sapere che esistono spazi in cui la storia e la cultura vengono scritte con calma, nel silenzio e nella cura della natura, mi fa credere che ci sia ancora valore nei gesti silenziosi: piantare alberi, puntare alla sostenibilità, rafforzare comunità che, seppure lontane, condividono visioni affini.
La Biblioteca del futuro è questo: un atto di fiducia, un ponte tra presente e futuro, un luogo dove la letteratura, la natura e le comunità si intrecciano per costruire una prospettiva più ampia.
Io voglio credere a questo.
Vi invito a entrare e ascoltare:
https://www.futurelibrary.no/
Chi sono?
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