Terraferma di Emanuele Crialese


Scrivo del film dopo averlo scoperto sulla piattaforma Sky on demand, la quale lo rende disponibile fino alla data del 12 settembre 2012.
La pellicola è un progetto che unisce fiction e non fiction in un tematica precisa: i clandestini, i migranti, gli immigrati, che sbarcano ogni giorno in Italia, a largo delle isole più anonime.
Persone costrette a compiere viaggi estenuanti, per fuggire da territori martoriati, ricchi di conflitti interni e governi dittatoriali e criminali.
Non si tratta di un lavoro di piagnistei e ridondanze, quello di Crialese è un creare scambio di emozioni in cui lo spettatore ripercorre, in maniera necessaria, la propria esistenza.

Protagonista assoluto della scena è Filippo, un ragazzo in età di formazione. Biondo, riccio, con gli occhi chiari e un viso segnato dal tempo. Un personaggio che ricorda Ninetto Davoli ai tempi delle intense regie di Pierpaolo Pasolini. La terra, è quella siciliana, in cui ogni giorno accadono situazioni di questo tipo, omesse dalla stampa nazionale e generalista.

E’ un’opera cinematografica in bilico, la cui centralità è posta nella scelta. La scelta, la costrizione all’essere fedele ancora al codice del mare (a ciò che si è), o a imposizioni normative e comportamentali dettate da autorità centrali. Turisti, clandestini, persone comuni i cui atteggiamenti sono il risultato effimero di qualcosa che è sopra di noi e che modifica le esistenze (il denaro, la pubblicità, l’immagine /Cash, marketing e branding image).

Mentre appuntavo i dettagli e i pensieri che mi colpivano di più, ho trovato: i tagli di luce di Caravaggio; una contrapposizione di logiche economiche che potrebbero ritrovarsi accostando Andy Warhol e Giulia Piscitelli; una lingua talmente intensa da riportarmi banalmente a Visconti e alla sua “Terra trema”, e in generale al neorealismo, letterario e filmico.

Il progetto del regista si slega dal non filmico è diventa documentario in un battesimo d’immagine, che mostra, agli occhi di Filippo, ma soprattutto ai nostri, la realtà dei fatti: il ritrovamento dei corpi sulla spiaggia di persone che lui stesso ha cercato di non aiutare; i pensieri egoistici di un ragazzino immaturo;  il cambio di pelle cui è sottoposto.

Lo sguardo è pilotato da un regista che si sveste, e si riappropria degli abiti da film maker, iniziando a usare una nuova grammatica, cambiando in stile, luci, posizioni di ripresa e coscienza, in breve frame dalla durata di pochi minuti.

La fine non la dico.

Ho pianto.

Bel cast.

Trailer:

Frasi:
“Lei sente l’odore delle tue mani. Lei è nata con le tue mani”.

“Ma io dico: è possibile che un pescatore muore di fame, quando è suo il mare?”.

“Noi non ci siamo sul mappamondo. Quest’isola è troppo piccola”.

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