Après Mai/Qualcosa nell’aria – Olivier Assayas

In una sala non pienissima per una serata alternativa dedicata a un film del periodo sessantottino, rabbrividisco e penso che la crisi stia mietendo vittime tra un pubblico fidelizzato, quello del lunedì, in un numero troppo alto di persone, vista la serata accessibile a soli 4, 50 €.

Après Mai /Qualcosa nell’aria è un lavoro immobile, distaccato, con un climax appeso, sospeso e mai creato. Ci si trova a vivere una situazione di staticità tra fatti ed eventi, inseriti nel progetto di Olivier Assays, come ricordi che spuntano a caso, in una filiera che vede l’uso costante di giornali e libri come arma d’unione tra la realtà e il ragionamento.

Ci troviamo nella provincia francese, un po’ abbandonata dal mondo, con un gruppo di liceali che giocano a fare la rivoluzione. Ci provano a orientare politicamente le strutture verso un’idea efficace, ma rimangono assorbiti da un sistema che in quegli anni cambia rapidamente, e ci si spinge verso un fermento che è descritto come perdita dell’orientamento. Ne è un esempio, la presenza di un giovane russo comunista che si trova a parlare con i due protagonisti francesi, appartenenti alla medesima corrente, che bevono una coca cola, di fronte a lui, come se essa non fosse il simbolo del capitalismo per eccellenza; o anche l’incapacità di preoccuparsi a una malattia di un padre che confessa la gravità del suo stato, con un menefreghismo puro e totale distacco.

In sostanza è una concezione non dichiaratamente esistenzialista, ma che pone in primo piano l’incapacità di capire come cambiano le cose e le tendenze, nonostante la partecipazione attiva alle situazioni che si presentano e si trasformano in fughe, viaggi, fatti, paure, disperazioni e incontri.

Uscendo dalla sala una signora lo definiva nostalgico. A parer mio non lo è, benché alcune costanti amorose lo facciano apparire così.

E’ un film troppo autobiografico, reso complesso dal non esplicitare i riferimenti letterari, artistici e musicali. La cosa che mi ha colpito di più, ad esempio, è stata l’inserimento di alcuni elementi che rimandavano ad Alighiero Boetti – l’artista concettuale vissuto a Kabul, conosciuto per l’ideazione delle mappe cucite da donne afgane – oppure la scelta di non inserire brani francesi, in una colonna sonora del tutto angloamericana. Il fare cinema, che in quegli anni ha visto i suoi periodi d’oro, sembra una forma accessoria, usata certo politicamente, ma vissuta qui come distrazione da fatti  lontani decenni, da un protagonista che guarda silenziosamente e confusamente il futuro, tanto da mettere in crisi anche la sua predisposizione verso quel mondo artistico che arriverà ad essere abbandonato dopo convinzioni precise e indirizzate verso quella strada, durante tutta la visione.

Personalmente ho trovato l’idea molto elitaria, racchiusa in codici che un fruitore medio non riesce ad afferrare. E’ come se fossimo stati davanti a un’opera minimalista, dove sfugge la narrazione, e ci si trova a vedere la perfezione di un montaggio lineare e di un contenuto troppo profondo da non riuscirlo ad afferrare.

Mi sono posta in una posizione di lontananza rispetto agli eventi storici, nel senso che il sessantotto italiano è stato diverso: il nostro lo si conosce per una visceralità prorompente, molto maggiore rispetto a una visione francese legata, per studio e altre cose, perlopiù solo al Maggio rivoluzionario. Dopo? Dopo cosa è stato? E perché il titolo italiano è tradotto in “Qualcosa nell’aria”?

Arrivo a credere che sia solo una pellicola di transizione, e vi consiglio di vederla per incrementare il dialogo attorno al quale il regista sembra voler condurci per approfondire una fase, lontana dai gruppi e dalle idee, verso un modo di vivere per nulla entusiasmante, dal quale sembra ristabilirsi e fuggire solo una giovane americana, quella dai capelli rossi, che diventa responsabilmente matura nel tornare a vivere la sua presenza, rientrando nella propria vita di tutti i giorni, abbandonando l’Europa.

Frase:

Sei giovane, stai attento a quello che leggi

4 pensieri su “Après Mai/Qualcosa nell’aria – Olivier Assayas

  1. bellissima la frase finale. Non c’entra proprio con questa recensione nè con la frase, ma con la gioventù. Oggi tornando a casa ho letto una pubblicità che diceva “non sono giovane a tempo indeterminato”….mi sembrava molto significativa del periodo che viviamo. xxx

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