ArteFiera 2021 ciao ciao al ’22 #arte #mercato #riflessione

Oggi è una bella giornata, ho da poco fatto un giretto con il cane.

Mentre controllavo le e-mail, ho notato una notizia che mi aspettavo, ma che ha rallentato di nuovi i ritmi e la pianificazione dei soliti giri annuali.

ArteFiera Bologna è stata rimandata al 2022, come anche molte delle attività di mercato del grande giro dell’arte contemporanea di tutto il mondo a causa del Covid-19.

Mi sarei aspettata un grande incontro quest’anno, lo scorso mi era piaciuta la curatela, molto l’organizzazione degli spazi, la visione completa dei comparti artistici gestiti in maniera efficace, come anche la possibilità di visitare gli stand senza resse.

Ho fatto dei giri comodamente seduta sulla applicazione di Art|Basel, tra ottobre e questi primi giorni di novembre. L’ho fatto per notare come viaggia la vendita: è facile vedere le opere, come è anche più facile trovare i prezzi esposti. Niente di più, niente di meno, rispetto a quello che compie Amazon con la grande distribuzione.

Come tutte le relazioni mediate dal web, quello che manca è l’interazione con l’opera, ma questo per chi acquista, investe o specula – è il dato meno interessante. Le arti, in generale, tutti i linguaggi che hanno una componente interpretativa, stanno mettendo in secondo piano gli aspetti principali dell’immaginario che si conosce e che si è idealizzato. Ad esempio nelle serie TV è facile notare come le vittime passino in secondo piano nelle sceneggiature, come anche nelle arti contemporanee l’oggetto – un bene di lusso – è diventato di arredo, serve a incrementare il valore degli immobili dei grandi imprenditori di paesi dell’Est, degli Emirati Arabi e in Asia.

Una delle artiste che seguo, un giorno mi ha fatto riflettere, mentre cercavo di capire il suo lavoro mi ha stoppato con un commento da mercante. Questo mi ha permesso di capire che tutta la pantomima che raccontano non è altro che un modo per ingraziarsi le persone fino a quando conviene. Questo non significa che l’arte è tutta menzogna: sono gli uomini a mentire, come sono i mercanti a vendere e intrallazzare. L’opera è la malattia e l’artista è il malato. Se quest’ultimo gioca ad armi pari – racconta la sua storia nella maniera più valida – avrà successo. Chi ruota attorno alla sua figura costruisce una strategia più o meno efficace che lo porterà alla notorietà e al guadagno.

Se oggi l’artista è il prodotto/venditore e le gallerie sono impossibilitate ad aprirsi al grande mercato, cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

A me sembra che la qualità della proposta occidentale sia molto piatta, il kitsch domina e chi ha cose da dire rimane in silenzio.

Nel frattempo non ho visto come si stanno svolgendo le aste all’incanto di Christie’s e Sotheby’s.

Ho qualcosa da verificare.

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