L’unico aspetto positivo del dialogo sulla lingua, l’Abruzzo, il canto e la cultura regionale tra Enrico Melozzi, Setak e Donatella Di Pietrantonio è la presenza di personalità rilevanti capaci di far emergere la regione Abruzzo in un dibattito critico, al di fuori dei chiacchiericci di paese o dei bar.
Tutti e tre, con percorsi diversi, stanno cercando di valorizzare l’Abruzzo, rendendolo riconoscibile e significativo anche fuori dai confini regionali.
Io scelgo di concentrarmi sulla letteratura abruzzese: Donatella Di Pietrantonio, per i suoi lettori, rappresenta una voce capace di restituire un Abruzzo autentico, lontano dai cliché, ma riconoscibile e universale. Nei suoi libri, la lingua e la narrazione diventano strumenti di scavo nei rapporti umani, nelle ferite e nelle appartenenze spezzate, dando vita a storie che parlano a tutti.
Per me, la Di Pietrantonio è al pari di Ignazio Silone: come lui raccontò l’Abruzzo contadino e politico, affrontando temi di giustizia, esilio e libertà, così oggi la Di Pietrantonio mette al centro le relazioni intime e i destini individuali, trasformandoli in specchio universale.
Anche Setak, attraverso la musica e il dialetto abruzzese, sembra avvicinarsi a questa prospettiva, pur con strumenti diversi. Melozzi, Setak e la Di Pietrantonio, ciascuno a suo modo, hanno trasformato la provincia abruzzese in un luogo narrativo e culturale privilegiato, capace di interrogare il presente e di dare al mondo una voce autentica, nata dalla nostra regione.
___
Le interviste:
Setak risponde a Melozzi: «L’abruzzese “inventato”? Mi interessa la forza emozionale, non l’aspetto folkloristico»
Di Pietrantonio sulla possibilità di un dialetto semplificato: «Operazione falsa e inutile»
___
Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/
Iscriviti al blog alla casellina in basso a destra della homepage:
http://www.amaliatemperini | http://www.atbricolageblog.com



Lascia un commento