Nomen omen

vita

Non sono cattolica praticante, ma nell’ultimo anno ho imparato a capire il valore individuale dei testi scritti.
La bibbia è una buona lettura per rifoccillare l’anima; insegna a capire il tuo ritmo e a calibrare quello degli altri.
Il tradimento è sempre dietro l’angolo, sopratutto verso sé stessi. Chi non capisce questo, inciamperà con la propria materia ogni volta, sentendosi più solo, più perso e abbandonato.

22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
26 E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
28 Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 29 Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». 30 Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
32 Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. 36 E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». 37 Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. 40 Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
41 Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
43 E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. 46 Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. 47 Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!».
50 Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. 51 Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
53 Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. 55 Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56 Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. 57 Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58 «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo». 59 Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61 Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».

63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.
65 Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.
66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». 70 Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo che voi dite». 72 Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.

Per canto mio, ora, mi affido a Dante praticando il Canto terzo dell’Inferno, al verso 51:

« Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa. »

In attesa, la coscienza farà il suo corso.
buona giornata.

La doppia vita di Veronica [film] + altro

arte, cinema, cultura, film, vita

Sono passati giorni rispetto all’ultima volta che ho scritto su questo blog. Una ventina, sommariamente. Mi sono data tempo, poiché molte cose nell’ultimo mese sono cambiate, in pochissime ore, ma questo non vuol dire che le proprie idee debbano essere abbandonate o accantonate.

Ci sono dei momenti in cui è necessario prendere aria, correre in tutta libertà verso quella porta in cui si ha la necessità di ritrovare le condizioni sane, che ti contraddistinguono da una vita, dopo che qualcuno ha deciso di sporcarle, senza giustificazioni motivate, sparando a zero nella condizione di potersi difendere.

Nell’ultimo anno – il 2014 – ho consolidato l’attenzione verso l’uso delle parole e nei termini che cerco di praticare. Sebbene io scriva in maniera molto lineare, senza ricorrere a chissà quali stratagemmi, cerco di affinare il linguaggio con l’attenzione giusta. Ci sono stati incontri decisivi che hanno rafforzato questa mia posizione, e ho ripromesso a me stessa che il 2015 sarà il periodo della resistenza, quello in cui le parole versate senza una origine valida muoiono nell’atto, e nell’attimo stesso, in cui esse vengono scritte o pronunciate.

Ci vuole coraggio per cambiare, ma se si vuole andare verso l’autenticità, bisogna riconoscerla prima in sé. Bisogna scavare nella profondità delle situazioni, ammettere che qualcosa è sbagliato e farsi impavido per la propria tutela, perché la vita è unica e sacrosanta e va vissuta al meglio, non rimanendo a scavare nella infinitezza del proprio baratro.

Le cose strane che succedono quando mancano tali condizioni sono le più subdole; la mancanza dell’altro spesso induce a creare giochetti strategici di provocazione. Se tutti fossimo onesti con noi stessi e imparassimo a capire e chiamare le situazioni con il loro nome reale, molte di queste sarebbero migliori – o avrebbero  addirittura una tendenza alla  evoluzione. Non occorre quindi stare lì a racimolare le briciole per mangiare, ma capire che con l’acqua si può vivere più del pane, almeno per diversi giorni in più, cioè fino a quando non incontri e riconosci chi è disposto davvero a darti la propria fetta sana, e che arriva a portarla e scambiarla con il tuo stesso passo. E’ un gesto di condivisione e di consapevolezza, di una scelta stabile, in un cammino di responsabilità comuni che passano prima dalla propria intimità, poi, da tutto il resto.

Il blog nel corso di questi due anni ha vissuto tanti periodi.  Per questo non mi prefiggo obiettivi precisi, se non quelli che li ha contraddistinti dalla sua nascita. Seguire una linea di principio che si confà in modo fedele ai pensieri autentici dell’autrice, in una linea feroce di coerenza e coraggio, poiché ormai si è stanchi di ascoltare le tiritere di persone che per arrivare a Roma, da Latina, attraversano la linea ferroviaria dell’Illinois, attraversando chissà quali e quanti Stati, senza avere capacità di discernimento.

Qui si va dritti e spediti al punto, con la consapevolezza che ogni azione compiuta è quella giusta per il proprio essere. Chi non ha l’ardire di muoversi, calpestando le proprie e le altrui fragilità, può rimanere dov’è, almeno fino a quando nella propria testa non si insinua il dubbio dell’esame di coscienza, quello che fa rimuginare e negare per ore e ore sui fatti e passi falsi fatti, quei passi, che poi permettono di avere una voglia di ricominciare, per sentirsi rinnovati e depauperati dalle proprie stupide e inappropriate paure, maturate nell’orgoglio e nella provocazione della propria testardaggine.

Questi pensieri me li ha concessi, consolidati e restituiti un film polacco. Ho scelto di vederlo proprio il pomeriggio del 31 dicembre; fuori nevicava e ho sentito fosse il momento per dedicarmi a quella proiezione.

La doppia vita di Veronica è lavoro del 1991 diretto da Krzysztof Kieslowski. Una costruzione linguistica il cui registro è imperniato nella dualità di due personaggi femminili, identici, con lo stesso nome, ma che vivono in due paesi (e città) differenti: Lodz (in Polonia) e un paesino sperduto della Francia, Clermont Ferrant. Entrambe, in attimo fugace e inequivocabile, si incontrano a Cracovia.

Mentre l’una scatta una foto e non si accorge di nulla, l’altra, distrutta dalla malinconia e della ricerca di chissà quale desiderio, percepisce la presenza della sua sosia. In frangente solo si trova la dimensione di chi guarda attraverso il filtro di una fotografia senza avvertire l’umano, e quello di chi, viceversa, vive di questo flusso vitale frastornato, guidato da chissà quale illusione, prendendone anima in un esatto momento: l’incontro fortuito di un’altra sé di cui non conosce nulla.

Il tragico si raggiungerà al ventisettesimo minuto.

Secondo Gianni Canova, che ha introdotto il lavoro nell’anteprima di #RaroArte su Sky Arte HD, la composizione registica rappresenta un rallentamento vissuto in un periodo cruciale dettato dai fatti di Berlino dell’89, oppure,  al contrario “un film cerniera” che congiunge certe rotture.

Mi piace pensare che per l’attore maschile, presente in alcune scene, fosse stato scelto Nanni Moretti – che poi ha prontamente rifiutato.
Anche in questo caso, come in altra produzione di un altro regista polacco (Onirica – Fields of Dogs -Lech Majewski), un rimando alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

La fotografia è totalmente metafisica. In certi punti sembra di essere nei  quadri di De Chirico e di Hopper.
La colonna sonora è da brividi.

Buona visione.

Locandina:

Una delle sequenza più potenti: