Amour – Michael Haneke

Camera fissa in quasi tutte le inquadrature, luoghi chiusi e claustrofobici. Ecco lo scenario principale del vincitore della Palma d’Oro lo scorso anno a Cannes.

Amour è arrivato nelle mie sale esattamente un anno dopo la sua premiazione. Un film costruito da Michael Haneke in modo disarmante, quasi stridente col suo stesso titolo.

La trama ha non ha particolari filtri: è una storia d’amore che confluisce in un atto estremo, derivante dalla situazione che si è venuta a creare dopo un improvviso ictus a un’anziana pianista francese, borghese, che assieme al marito, vive in una modestissima casa, di cui non sappiamo l’esatta posizione a Parigi.

La lentezza che caratterizza tutto il lavoro porta lo spettatore a immedesimarsi con i personaggi in tutti i ritmi, linguisti e fisici, in una riflessione che azzanna le nostre menti in maniera corrosiva per la non accettazione o reazione a una situazione di questo tipo.

Il progetto inizia velatamente dalla fine: ha quindi un’andatura circolare, come un romanzo di cui si gusta, sfogliando pagina per pagina, la storia, cercando quel punto d’arrivo che segnerà la svolta.
Qui, il cambiamento è anticipato brutalmente, e si palesa solo nell’ultima scena, interrotta all’improvviso, tanto da rimanere in un’inquietudine silenziosa prima di uscire via dal cinema.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la scena del Théâtre des Champs Elysées: un pubblico che attendeva l’inizio di un concerto, che rifletteva noi stessi come in uno specchio, nella loro medesima posizione, a fissarli con gli stessi pensieri.

Teaser:

4 pensieri su “Amour – Michael Haneke

  1. oddio, amalia, in tutto ciò non ho capito se hai apprezzato o no. certo, io stessa dopo non so?sei mesi dalla visione mi trovo sempre molto combattuta…
    non che ami particolarmente il cinema di haneke (anzi) ma questo mi aveva…stupita…in un certo senso… la scena di cui parli tu poi è fantastica anche se (come al solito del resto) michael nostro se ne bea troppo e ci preme un sacco la mano a quanto mi ricordo…

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    1. E’ freddo, lo apprezzo nella sua costruzione, ma è troppo slegato da ciò che io sono.
      Mi ha turbata parecchio in realtà.
      Sì forse sono d’accordo sul premere la mano, nel senso che i minuti di attesa sono lunghi e ci si scoccia dopo un po’.

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  2. Mi incuriosisce molto ed è nella lista delle cose da vedere ma sapere che ci sia la camera fissa in quasi tutte le inquadrature è per me pesante fonte di demotivazione perché divento matto a guardare film troppo statici.. ma immagino che ognuno sia un caso a sé e quindi non mi lascio scoraggiare.. 😉

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