Motherland: fort salem - stagione 1 - immagine presa dal web

Le madri e le figlie. Motherland: Fort Salem – stagione 1 #serietv

Ho sempre sottovalutato le serie tv di Prime video, non ero ispirata da tante cose fino a quando non ho iniziato a sentire discussioni che ponevano al centro un dibattito legato al rapporto madre – figlia.

Motherland: Fort Salem è una storia attuale, inizia con un tema viscerale che tocca da vicino le nostre vite e rende il meccanismo di identificazione veritiero in termini di trasformazione sociale. 

Quella messa on-line è una serie americana, racconta le vicende di alcune ragazze – una vera e propria cerchia di streghe – che si arruolano nella difesa degli Stati Uniti quando la Spree inietta un virus che uccide molte persone in tutto il mondo attraverso modalità sempre diverse di contagio.

Il progetto è ambizioso, ha rimandi alla cinematografia contemporanea, a quell’immaginario popolare di lotte e conquiste su cui si è basata buona parte della costruzione autoriale degli anni ’90 che va da Tomb Raider a Streghe. Non si è davanti a un modello di ragazze interrotte piena di problemi e insicurezze, ma a donne autodeterminate e consapevoli di sapere cosa vogliono e in grado di saper gestire il proprio potere personale in favore di qualcosa di buono e utile al pari degli uomini.

Al cuore di ogni magia?
Le tradizioni del canto.

Per certi versi sembra di essere nell’immaginario dell’ultimo libro di Margaret Atwood ( I testamenti ), il punto è che il finale della prima stagione mette in evidenza un dato che si sottovaluta, emerge in un dettaglio, una strana situazione davanti a un muro che ricorda un varco di accesso a un altro sistema, qualcosa che a livello di inconscio porta a pensare al tocco tra ET l’extraterreste e gli esseri umani o la Creazione di Adamo della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, ma con un cambio di genere che qui sarà preludio di una situazione prossima di guerriglie basate su tradimenti.

Staremo a vedere.

 

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