Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza di Maura Gancitano

Ci sono dei momenti in cui bisogna prendersi del tempo e abbandonare la lettura. A me capita molto spesso, soprattutto nei mesi estivi, di lasciare quello che ho tra le mani, le pagine che mi danno ispirazione, per riprendere slancio dopo mesi di stop.

Il libro di Maura Gancitano è un piccolo saggio nel quale è esaminata la complessità della modernità attraverso l’attenzione di chi si è messo in un angolo a osservare un fenomeno che ha influenzato generazioni di donne. Si tratta di un argomento legato all’immagine, alla costruzione di un modello sociale quale è la grassezza e la costruzione di un punto di vista che è un marchio a fuoco dalle società ottocentesche, incrementato dall’industria della moda, della cosmesi e da società che oggi è sempre più iper performativa, iper informatizzata e iper informata.

La cosa che permette di capire l’autrice è che lei conosce in prima persona l’argomento, lo ha attraversato e vissuto e lo riscopre guardando sua figlia, sapendo esattamente l’intensità delle insicurezze che arrivano quando il condizionamento esterno è più forte di una personalità ancora da sbocciare nei mille grovigli di una esistenza.

Specchio delle mie brame è stata una scoperta, non mi era mai capitato di avere avuto a che fare uno studio scientifico, con dati alla mano, di informazioni riportate sul condizionamento che può avere il fatto di essere diversi rispetto agli standard a cui ci hanno abituato nel tempo. Molto importante è l’ indagine che differenziava, in una selezione lavorativa, i corpi grassi dai corpi magri e quanta influenza negativa potessero subire i grassi rispetto ai magri.

L’autrice racconta tra le sue pagine di un test che ha coinvolto attori camuffati davanti a una commissione di selezione lavorativa, presentandosi prima perfetti e magri, e poi perfetti e grassi, con il risultato che chi fosse non in forma, secondo gli standard attuali, venisse scartato per il problema legato alla percezione che si ha di chi ha taglie fuori dalla norma che è una discriminazione bella e buona, e ci sono studi che lo dimostrano, oltre ai vissuti di chi ne assorbe il condizionamento.

Quando leggevo mi è venuto da pensare alle società asiatiche, al culto del corpo e quanto il loro occhio sia concentrato per rimanere giovane in modo eterno. Ad esempio, ciò che mi ha arrovellato il cervello è stato chiedermi che grado di potere può avere sul mercato la Corea del Sud nel caso in cui incrementasse più di oggi modelli e ricerche sul beauty sempre più performanti ed eccellenti con quelle immagini di quarantenni che dimostrano appena 16 anni.

Mi capita di conoscere molte persone che rimodellano se stesse attraverso la chirurgia estetica, ma pochissime di queste lo dicono ed esercitano un cambiamento per la propria volontà di essere diverse. Accade di percepire che molto spesso si cambia per essere accettate e approvate dagli sguardi degli altri, non rendendosi conto che si sta perdendo il proprio punto di osservazione su di sé e la propria crescita. Si, perché per me, la propria crescita personale è un valore fondamentale come lo è nutrirsi per sopravvivere 365 giorni in un anno.

Allora la consapevolezza che sto conquistando giorno per giorno, e che la Gancitano mi ha rafforzato, è stato il fatto di comprendere ancora di più che il cibo non è un male, fallire non è un male, essere diversi non è un male. Il male è quando implodi su te stesso, non credi nella persona che sei e ferisci gli altri per le scelte che non hai fatto e che hai paura di attivare da qui per il futuro.

Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza è un libro che va letto con la giusta cura e i giusti tempi. Lo consiglio a chi ha voglia di prendere coscienza su quella che è la realtà dei fatti, immaginando che il mondo si può cambiare, ma solo se cambia la nostra percezione su quello che è considerato normale.

Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza di Maura Gangitano (Einaudi, 2022).

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Una replica a “Specchio delle mie brame. La prigione della bellezza di Maura Gancitano”

  1. Anch’io ho parlato di una prigione metaforica nel mio ultimo post… spero che ti piaccia! 🙂

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