Chernobyl, HBO e Sky, 2019

Chernobyl #serietv #recensione

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Eccomi qui dopo una pausa lunga più di un mese dove – nonostante il caldo asfissiante – ho continuato a seguire le serie tv sulle varie piattaforme streaming.

Chernobyl è una di quelle che ha catturato la mia attenzione, non solo per il grande parlare che se ne è fatto in rete, ma per capire cosa c’è dietro tutto questo mondo ancora da scoprire su un fatto storico troppo recente per essere compreso nella sua totalità.

Inutile dire che si parla di eroi, di figure che hanno sacrificato la propria vita a discapito di un incidente avvenuto nell’aprile del 1986. Non è tanto il problema delle scorie a venir fuori, dei danni di salute che ci portiamo avanti da più di trent’anni, quanto il lato umano di chi ha compiuto scelte professionali che implicano un valore etico che si intreccia alla situazione politica di quel tempo.

Quello che emerge è una crudeltà estrema di fatti avvenuti per un errore umano, situazioni che hanno coinvolto migliaia di persone e sulla pelle si è contributo a costruire un messaggio che ha nascosto verità atroci per lungo tempo. Siamo ancora negli anni nella ex Unione Sovietica, il muro di Berlino non era ancora caduto, tante situazioni erano manipolate a seguito del regime propagandistico comunista; si è davanti a uno dei più grandi incidenti nucleari al mondo – almeno per quegli anni; a una grande perdita di esseri umani e a un aumento esasperato di malattie di ogni tipo.

La serie sembra suggerire che l’Europa è stata salvata a seguito di un gruppo di professori che hanno deciso di portare avanti la volontà della Accademia, di affermare che la scienza ha un valore centrale all’interno di questi meccanismi dove la coscienza sembra posta in secondo piano rispetto all’apparenza da mantenere.

Quello che cattura l’attenzione è infatti la capacità di una nazione di permettere l’accessibilità allo studio e riconosce che i migliori possono contribuire alla risoluzione di un problema. Il danno maggiore? Affermare la propria posizione vuol dire assumersi di essere il rischio di essere escluso, isolato e senza più funzioni. Il prezzo da pagare per essere coerente con la propria esistenza.

La serie è molto dura, le immagini sono fortissime.
La consiglio poiché molto veritiera, la sconsiglio a chi è estremamente sensibile a immagini molto dirette e crude.

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Le onde del destino – Lars von Trier

cinema, cultura, film

In questo film il regista è meno criptico rispetto ai suoi ultimi lavori.

Mi è piaciuta molto la strutturazione in capitoli. Sette parti dove si osserva una Bess (la protagonista), stranissima , a tratti pazza, fortemente devota, talmente tanto da arrivare a compiere atti estremi di violenza e peccato, per amore e prova di fede.
E’ lei infatti che parla costantemente con Dio, e viene sottoposta da esso a questa forma maniacale di assorbimento dell’altro, fino a rimanerne vittima.

Voto 120 alla colonna sonora.

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