Un appuntamento per la sposa di Rama Burshtein

Un appuntamento per la sposa di Rama Burshtein #film [#recensione]

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Michal è una abbandonata dal suo futuro compagno davanti a una tavola imbandita. Incontra tanti uomini senza viverne uno, ma si sofferma sul più egocentrico che la vuole in moglie per l’unicità del suo pensiero capriccioso. A crederle un’amica, sua testimone. A infastidirla il proprietario del ristorante prenotato per un progetto sui generis che prevede 200 invitati.

Un appuntamento per la sposa è un film lontano dai modelli americani. È un mix tra commedia e dramma, parla della disperazione di chi vuole evadere dalla propria solitudine alla ricerca di un marito. A raccontarlo l’attrice Noa Koler, che indossa le vesti di un personaggio scritto dalla regista Rama Burshtein, la quale la ha scelta per rappresentare un ruolo troppo debole per una posizione di denuncia. Si tratta di una parte dedicata a una persona che decide di ascoltare un desiderio che la faccia sentire uguale a tutte le altre, normale, libera e accolta da qualcuno, nel sacro vincolo del matrimonio nella contemporaneità medioevale di un pensiero ebreo-ortodosso votato a Dio.

È un film per passare una serata, dopo aver visto Full The Void/La sposa promessa di alcuni anni fa, la regista sembra aver perso il potere della liturgia, che passa in secondo piano rispetto agli accadimenti di questa storia appena vista e che non lascia niente di più e niente di meno a una esperienza di riflessione.

Chi lo ha visto?

Un appuntamento per la sposa di Rama Burshtein

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Fill the void/La sposa promessa di Rama Burshtein #film [#recensione]

cinema, cultura, film

Mi sono data una nottata e mezza giornata per pensare a come elaborare lo scritto dedicato a Fill the Void, La sposa promessa;  uscito nelle sale a novembre scorso, e arrivato nella mia, in versione alternativa, solo a dicembre; la cui regia è dell’israeliana (americana) Rama Burshtein.

Come da titolo, la trama gira attorno al fidanzamento ufficiale di Shira – una ragazza diciottenne che attende il suo grande giorno, spiando, con zia e madre, l’uomo futuro che le è stato predestinato per volontà di Dio, e combinato dal rabbino capo della sua città.
A sconvolgere gli equilibri sarà la morte della sorella maggiore Esther, che lascerà un bambino e un marito soli, in una casa dove la religiosità è vissuta in maniera integrale.

Di montaggio semplice, con abbondanti effetti flou, la pellicola scorre in una maniera spirituale. Il trasporto è totale per chi osserva le vicende di questa famiglia attraverso un filtro che fa da ponte con attente scelte musicali. Tramite queste, infatti, il film alleggerisce la sua evoluzione e trasporta lo spettare in una dimensione altra, non appartenente al nostro modo di intendere la religiosità.

 Sebbene si possa pensare visionando il trailer che esso sia un lavoro pesante – poiché lontano dalla nostra cultura – ci permette invece di entrare a piccoli passi in una realtà differente; troppo nascosta; che a volte spiamo nei piccoli frammenti di film per lo piu’ dedicati alla seconda guerra mondiale; se si parla di cinema popolare/commerciale in cui sono presenti gli ebrei.

La sceneggiatura non è complessa, è molto chiara. In certi punti l’ironia irrompe nelle circostanze più incisive, dove si ha una pausa per metabolizzare e attutire le scelte che compirà la protagonista, sottoposta a costrizioni e umiliazioni involontarie, solo perché incapace di gestire una situazione più grande di lei, vista la sua inesperienza di vita sociale e di coppia.

La cosa che mi ha lasciato in sospeso è stata il finale: come mai affronta con tanto spavento una fase così importante della propria esistenza?

Hadas Yaron (Shira) ha vinto la Coppa Volpi come migliore attrice all’ultimo Festival del cinema di Venezia.

Consigliato, non a tutti, solo a chi è disposto ad accettare cose lontane da noi e dalla nostra occidentalizzazione.

Trailer:

Fill the void/La sposa promessa di Rama Burshtein

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