Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, Ponte alle grazie, 2004

Il racconto dell’ancella – Margaret Atwood #libro [#recensione]

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Ho iniziato a leggere Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (Ponte alle Grazie, 2004) alcuni mesi fa, portato avanti con molta calma, senza pretese, in queste settimane. Si tratta di una narrazione nella quale la centralità del corpo femminile è totale, dove il ruolo di un sistema monoteocratico mostra quanto repressiva può essere la punizione se si commettono errori nel provare a forzare le regole.

Siamo negli Stati Uniti in un futuro devastato dalle radiazioni, dove regna sovrana la repressione in una società che ha un tasso di natalità pari allo zero e dove la guerra pone al centro le ancelle come uniche cose utili a procreare per restituire la giusta dimensione a una razza che sta perdendo i suoi reali valori di appartenenza.

Handmaids tale, serie tv, Hulu, 2017

In questo tipo di comunità esiste un’idea di un unico Dio che sottopone a giudizio chi si oppone alle suppliche richieste, a quelle ritualità che sono uno schema voluto da uomini che comandano nel regime totalitaristico della Repubblica di Galaad.

Difred è la protagonista, la sua vera identità è stata annullata, racconta in modo frammentato la storia della propria madre nella battaglia dei diritti civili in favore delle donne in piena epoca femminista, allo stesso tempo il confronto con se stessa, di come lei, conscia di questi rimandi, abbia fallito e cancellato quegli argomenti con l’adesione forzata a un programma voluto da organi capaci di mettere al loro centro il controllo in una rete che unisce potere e sessualità.

Handmaids Tale, serie tv, Hulu

Il libro mostra lo sfruttamento dei corpi, una mercificazione nella quale si osservano le potenzialità di una carne che si fa oggetto. Per tutta la lettura si è guidati da un senso di oscillazione che appartiene ai pensieri di quel mondo apparentemente lontano vissuto dal personaggio principale in una vita precedente. In queste pagine si attraversa una condizione di immobilità e di puro stordimento che si rivelano in figure femminili classificate tra meritevoli, non meritevoli e scarti.

Ci sono molti aspetti interessanti: uno è l’impostazione di metodo basato sulla ricerca storica. Ci si chiede quale siano gli scopi, le interpretazioni volute dagli studiosi nella ricostruzione di quegli eventi; allo stesso tempo si rivaluta la potenzialità del libero arbitrio. Vivere, farsi ricostruire da persone che appartengono a un accademia datata 25 giugno 2195, con la giusta ironia, una dose massiccia di spietatezza, che turbano una lettrice fino a farle chiedere se questa rappresentazione di futuro sia davvero così lontana dalla realtà che si sta attraversando.

Qualcuno ha visto la serie tv?

Margaret Atwood, Il racconto dell'ancella, Ponte alle Grazie, 2004

Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, Ponte alle Grazie, 2004
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L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

attualità, cani, cultura, libri, vita

Ieri ho avuto un grosso blocco di scrittura, volevo introdurre L’Insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, ma in modo paradossale sono rimasta impossessata dal suo stesso titolo.

Edito negli anni ottanta, il volume è costituito da sette capitoli che lo rendono uno dei capisaldi della letteratura mondiale. Non so quanti di voi abbiano avuto modo di riflettere sui suoi contenuti, ma personalmente, oltre alle trame dei protagonisti, credo che il suo essere compiuto si trovi nella forte riflessione storica, che si autoalimenta attraverso la narrazione dei suoi stessi personaggi.

Questa recensione, seppur voglia essere un invito all’acquisto, in realtà è un ragionamento che parte da alcuni meccanismi di pensiero elaborati durante tutta la consultazione. C’è da dire che mi è occorso molto tempo per giungere al termine, poiché l’accettazione di un viatico legato al proprio vissuto è sempre un labirinto da compiere, soprattutto se si vuole entrare in totale sintonia con l’immaginario dello scrittore.

Sono arrivata a Kundera dopo essere passata dall’Immaturità di Francesco Cataluccio e Puer Aeternus di James Hillaman, penso che proseguirò la scia affrontando le tracce di Paul Vilirio – ma vi accorgerete di tutto questo nel momento in cui ne parlerò qui nel blog.

Il primo elemento cui voglio fare riferimento è il potere della coincidenza: la leggerezza. L’elemento di scatto che permette a tutti noi di tuffarci nell’oblio della felicità dettata da un’azione, una situazione o un atto, che ci sorprende e porta a sentirsi quasi onnipotenti davanti allo stacco della speranza. Il secondo, invece, è la pesantezza (l’insostenibile), dettata dal senso di oppressione causato anche dall’occlusione fisica che ci provoca disagi e blocchi mentali di ogni tipo.

La visione dello scrittore è d’impostazione archetipica basata sulle singole storie di Tomas, Sabina, Tereza e Franz. Ognuno di loro impossessato dal passato, da modelli parenterali e formativi che hanno inciso le loro singole esistenze, diretti verso vie complesse e alternate in un’intera vita.

Non è tanto lo spessore qualitativo di tutto questo a colpire, ma piuttosto come l’autore identifica il malessere nella merda e nel kitsch, e di come tutti siamo tendenti idealizzare il cattivo gusto nella nostra testa per paura dell’abbandono, dell’infedeltà, del concetto di eterno ritorno e dai condizionamenti degli sguardi esterni di un’intera società.

Il senso più angosciante è racchiuso nella chiara esplicazione della Storia della Primavera di Praga, e della condizione cecoslovacca nel 1968, mostrando tutta la ferocia comunista, in una militanza totalitarista che cancella e minaccia le singole identità attraverso le strategie di ricatto più estreme.

Proprio in questi ultimi dettagli ho ritrovato i racconti di persone a me care che hanno sostato per alcuni anni della loro vita in un paese sovietico durante gli anni ’90, e di come, essendo italiani, subivano concretamente controlli di ogni tipo che partivano dalle loro case, per opera spie russe. O anche, il punto di vista di alcuni amici tornati dall’Ungheria che mi raccontavano di aver visitato La casa del terrore a Budapest, dove hanno camminato in un corridoio fatto di blocchi ricavati dal grasso di persone morte nei gulag, ma anche visto e sentito, nello stesso luogo, le trucidazioni commesse dai nazisti sul popolo ebraico boemo.

Come potete ben capire ho trovato L’insostenibile leggerezza dell’essere un libro il cui valore assume una forte potenza nell’intimo di ciò che siamo. Inutile negare che mi sono soffermata nella parte finale il cui si parla del cane di Tomas e Tereza, Karenin.

Quando aveva visto che era a casa e aveva riconosciuto le persone a lui più vicine, non aveva resistito al desiderio di condividere con loro la sua terribile gioia, la gioia del ritorno e della rinascita“.

Ed è proprio così.

Ho apprezzato inoltre i cambi di registro di un narratore incisivo.

Buona lettura.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi, Milano, 1985.