You, Netflix, 2019

You #serietv #netflix [#recensione]

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In questo blog si è parlato spesso di narcisismo, almeno nel periodo che ha attraversato la mia vita tra il 2015 e il 2017. Tanto è stato il tempo per riprendermi da una brutta ferita. Vedere questa serie mi ha permesso di capire ancora una volta che le vie delle forme manipolatorie sono infinite e assumono, in base al contesto, segmenti indefiniti per poterli ridurre a una chiacchiera da bar senza valore che prende forma, in questo caso, in un racconto a puntate.

You narra il punto di vista di uno stalker. Il suo intreccio è una relazione che lega amore, odio e amicizia, alla cui base esiste una idea di punizione.

You (serie tv), Netflix, 2019

Le vicende del protagonista sono quelle di un ragazzo che replica il suo comportamento: quello che ha subito da bambino quando veniva rinchiuso in un box di vetro per imparare alla perfezione la professione di libraio/rilegatore. Da qui parte il trauma, cioè la sua concenzione di amore, nella salvezza – a tutti i costi – di una preda che ha scelto di inserire in una lista dove rientrano quelle donne che per lui sono capaci di dare trasporto, ma soprattutto, hanno riservato a lui, il tempo di uno sguardo gentile.

Basta questo semplice meccanismo per cadere in una rete illusoria di perfezione. Perseguire in modo indisturbato la presunta vittima con la tecnica tradizionale dei pedinamenti, sapere, con gli strumenti messi a disposizione dalla rete, chi è l’altro, cosa fa, chi frequenta, quando, come e in che modo, per farsi trovare pronto e preparato per giocare di anticipo nella costruzione di mosse per intrappolare il soggetto prediletto. In certi momenti sembra di rivedere alcune scene in chiave soft di Girl Gone – il film di David Fincher – con qualche intermezzo alla Hannibal lecter, per questo il suo profumo è familiare e per niente innocente.

You (serie tv) Netflix, 2019

Il finale apre a una seconda stagione, ma già terminare la prima è un atto di coraggio. I cliché rendono l’intera visione banale e toccano punte di ilarità massima. Parlo di come, a un certo punto, subentra un secondo stalker che si inserisce nella dimensione della storia principale in una concatenazione di eventi che sembra suggerire allo spettatore la visione paranoica secondo la quale tutti siamo potenzialmente maniaci o perseguitati da qualcuno grazie all’uso dei social che governano i nostri ruoli nella società, nel mentre però, gli stalker se la prendono con gli stalker, i maniaci coi maniaci e le vittime in attesa del loro prefigurato destino.

Chi ha ucciso Laura Palmer?

Credo sia una delle questioni che ha attanagliato la mente di chi ha seguito le vicende di quella la donna trovata morta e avvolta in una cerata generata dalla sceneggiatura scritta da Mark Frost e David Lynch in quel capolavoro che fu I segreti di Twin Peaks. You, invece, parte dai libri e termina con un libro. Da scrittori che hanno segnato l’immaginario verso una scrittrice la cui identità è una voce posta in secondo piano in questo puzzle ancora da terminare e dove chi subisce il possesso rimane incastrato in una maledetta trappola di desiderio.

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Lotta di classe di Ascanio Celestini

Oggi voglio parlare di un libro appena finito. Non mi ero mai cimentata in un’opera scritta di Ascanio Celestini, lo conoscevo per i programmi di Serena Dandini, per i lavori teatrali e per il cinema, e devo confessarvi che è stata una vera scoperta.

“Lotta di classe” ha un titolo particolare, che fa subito pensare alla rivoluzione. L’illusione di una qualcosa che possa partire dal basso e che vada a modificare le esistenze di tutti, in un’unione centripeta e politica di matrice marxista. E’ un volume strutturato in quattro capitoli brevi, ognuno pensato per quattro protagonisti specifici (Salvatore, Marinella, Nicola, Patrizia).
Personalmente ho immaginato l’intreccio come fossimo stati coinvolti all’interno di una seduta di terapia psicologica, dove mi trovavo a spiare e completare con la mia fantasia, ogni soggetto che racconta il proprio punto di vista sull’idea che si è fatto dell’altro. Celestini usa le pagine per descrivere uno spazio abitato, la frequentazione degli stessi ambienti, s’intromette nei loro vissuti, fa parlare le figure di spicco attraverso i loro flussi di coscienza, abbinando anche dialoghi in terza persona. Insomma, costruisce dei castelli in aria, vagando di situazioni, e in altrettante fin troppo reali per la nostra contemporaneità.

Frase: “Abbiamo continuato a morirci addosso per una decina di giorni”

Giudico questo libro positivo, non sedizioso o fazioso.
Consigliato a chi ama la scrittura diretta e che strappa risate amare e a mezza bocca.


Non mi era mai successo di leggere un libro e ritrovarmi a vivere in un giro di pagina un’immagine completamente filmica.